La cultura volta pagina con un importante passaggio istituzionale. Si è ufficialmente insediato il Consiglio d’amministrazione della Direzione regionale Musei nazionali Calabria, segnando l’avvio di una nuova fase per la gestione del patrimonio artistico e archeologico del territorio. L’organo, nominato con un decreto dello scorso 29 settembre, ha tenuto la sua prima riunione operativa a Cosenza, nella storica cornice di Palazzo Arnone.

La squadra al lavoro
Il nuovo soggetto amministrativo è chiamato a disegnare le strategie future per valorizzare le eccellenze regionali sotto la guida del direttore Fabrizio Sudano.
Oltre al presidente Sudano, il consiglio vede la partecipazione di figure esperte come Simona Lo Bianco, Maurizio Rubino, Erminia Giorno e Stefania Mancuso.
Durante l’incontro d’esordio, il direttore ha illustrato le tappe della riforma ministeriale che ha dato vita alla Direzione regionale, un assetto che diventerà pienamente operativo non appena sarà nominato anche il comitato scientifico.
Il Cda resterà in carica per i prossimi 5 anni, garantendo una stabilità necessaria per programmare interventi a lungo termine su siti che presentano caratteristiche molto diverse tra loro per dimensioni e necessità gestionali.
Strategie e obiettivi
La sfida principale sarà gestire l’eterogeneità dei luoghi della cultura statali in Calabria. I consiglieri hanno sottolineato come sia indispensabile un approccio flessibile che sappia valorizzare le specificità di ogni singolo sito, evitando modelli standardizzati.
L’obiettivo dichiarato è trasformare musei e parchi archeologici in poli dinamici, capaci di dialogare con le comunità locali e con il mondo produttivo.
Tra i compiti prioritari figurano il coordinamento dei monumenti, la promozione dell’accessibilità e la creazione di un sistema museale integrato che metta in rete realtà pubbliche e private.

I bilanci ed il futuro
L’operatività del consiglio è stata immediata anche sul fronte economico. Durante la seduta di insediamento sono stati infatti deliberati i bilanci previsionali per gli anni 2025 e 2026, mettendo nero su bianco le risorse necessarie per la tutela e la fruizione del patrimonio.
La missione resta quella di coniugare la sostenibilità economica con un forte impatto culturale sul territorio, assicurando che la conservazione cammini di pari passo con l’innovazione.































