Scacco alla “banca” della ‘ndrangheta (e non solo): blitz in Toscana, 33 arresti

in Cronacaprovincia di CalabriaVibo Valentia
play-sharp-fill
00:00 00:00

La Calabria tra uno dei territori chiave nell’enorme scacchiere finanziario illecito scoperto dagli investigatori dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia. Una indagine che avrebbe svelato come i servizi di una presunta struttura criminale fossero sfruttati anche da storiche organizzazioni mafiose radicate nella nostra regione, in particolare la ‘ndrina Fiarè-Razionale-Gasparro operante nel locale di San Gregorio d’Ippona, in provincia di Vibo Valentia. Un legame che dimostrerebbe come i clan calabresi usassero canali alternativi per pagare i carichi di droga.

Dal carcere ai domiciliari

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, la Squadra Mobile di Prato ha coordinato un vasto blitz che ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari a carico di soggetti italiani, cinesi e albanesi.

Gli indagati sono accusati a vario titolo di far parte di tre reti associative dedite al riciclaggio internazionale, al traffico di stupefacenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il colpo al patrimonio

L’attività ha colpito i patrimoni con un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un valore superiore ai 60 milioni di euro complessivi nei confronti di 27 indagati.

Per quanto riguarda le misure personali, le forze dell’ordine hanno eseguito 17 arresti in carcere, 16 ai domiciliari e 8 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, che sono andati a colpire persone dislocate in diverse regioni d’Italia, principalmente in Toscana, e in vari paesi esteri, come la Spagna.

La moneta virtuale

Al centro dell’operazione, denominata Operazione Easy Money, una vera e propria banca illegale gestita da un cinese a Prato fin dal 2021.

Secondo gli inquirenti, il sistema si basava sul meccanismo fiduciario dell’Hawala, noto anche come Chop Shop o Fei Ch’ien, ovvero moneta volante.

Un metodo che permetteva di trasferire virtualmente cifre enormi in paesi come Spagna, Portogallo e Francia senza alcuna movimentazione fisica o tracciabilità del denaro, azzerando il rischio di controlli doganali.

I clan italiani agevolati

Oltre alla ‘ndrina calabrese, la struttura avrebbe garantito l’anonimato dei pagamenti per le partite di narcotico al Clan Briganti di Lecce, legato alla Sacra Corona Unita, e al clan campano Aquino Annunziata. Nel corso dell’inchiesta è emerso che il volume d’affari stimato si aggirava tra gli 80 e i 100 milioni di euro annui.

Parallelamente una cellula del gruppo avrebbe anche favorito l’ingresso illegale di cittadini cinesi in Italia attraverso la Serbia e l’Ungheria, incassando circa 9500 euro a migrante.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.