Gli inquirenti parlano di un sistema collaudato che avrebbe fatto conto contato sull’utilizzo di documentazione sanitaria creata ad arte e allegata a numerosi ricorsi presentati alla Sezione Lavoro del Tribunale Civile di Cosenza, così da ingannare il perito nominato dal giudice per accertare le effettive condizioni di salute dei ricorrenti. Lo scopo sarebbe stato quello di far ottenere a quest’ultimi l’invalidità civile o l’accompagnamento.

L’indagine e il sequestro
È quanto ritengono di aver ricostruito i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la stessa Procura della Repubblica bruzia, che stamani hanno fatto scattare le manette ai polsi di un 52enne di Acri che svolgeva la sua attività in un patronato, e a cui si addebitano diversi reati finalizzati appunto ad assicurare a quanti vi si rivolgessero, di poter “portare a casa” le indennità previdenziali e assistenziali.
Oltre ad aver messo l’indagato ai domiciliari, i militari hanno anche e contestualmente eseguito un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dal Pubblico Ministero, per un valore che supera il milione e mezzo di euro. Si tratta del totale dell’importo dei benefici che si ritiene ottenuti in maniere indebita dai numerosi “clienti” dell’uomo: si contanmo finora oltre una quarantina di casi.
Il sequestro dovrà essere ora sottoposto al vaglio del Giudice per le Indagini Preliminari per le relative valutazioni ai fini dell’eventuale convalida e adozione. In concomitanza sono scattate anche delle perquisizioni nei confronti di altri indagati, che sono circa un centinaio.

La segnalazione
L’inchiesta è partita dalla segnalazione dei Magistrati della Sezione Lavoro del Tribunale di Cosenza, in merito a diverse ipotesi di frode processuale per ottenere le prestazioni.
Gli approfondimenti investigativi, svolti sempre dai Carabinieri col coordinamento della Procura, si sono avvalsi di attività tradizionale ma anche di intercettazioni telefoniche e telematiche.
L’uomo dovrà ora rispondere, in particolare, dei reati di falso materiale commesso dal privato in atto pubblico, di frode processuale e di falsa perizia per induzione.





























