La chiusura dell’unico impianto natatorio cittadino ha aperto una ferita profonda trasformandosi in un caso politico che agita i corridoi del municipio di Crotone. La fine delle attività della piscina Olimpionica non viene visto solo come un problema sportivo, ma anche come il culmine di una gestione segnata da conflittualità tra le società gestrici e un’esposizione debitoria pesante nei confronti dell’Ente. Davanti a questo scenario, un gruppo di rappresentanti dell’opposizione ha deciso di rompere l’immobilismo per cercare di ottenere delle risposte concrete.
L’indagine
Per fare luce sulle cause del blocco e sulle possibili vie d’uscita, i consiglieri Fabrizio Meo, Antonio Manica, Iginio Pingitore, Cristian Prisma, Salvatore Riga e Anna Cantafora hanno promosso la richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta.
L’obiettivo dichiarato non è quello di allestire un “Tribunale della Santa inquisizione”, quanto piuttosto di attivare uno strumento d’indagine capace di avvalersi di esperti per ricercare soluzioni tecniche e fare chiarezza.
Eppure, nonostante la natura propositiva dell’iniziativa, lo stupore dei firmatari è rivolto alla mancanza di un numero sufficiente di adesioni da parte degli altri colleghi della civica assise.

Il silenzio
Ciò che preoccupa maggiormente i promotori è quella che definiscono come la “cappa di silenzio e di disinteresse“ calata sulla vicenda.
Si sarebbe infatti passati repentinamente da una fase di incontri frenetici, con commissioni affollate da genitori e atleti preoccupati, al vuoto totale.
In quei momenti pubblici, “molti esponenti dell’amministrazione avevano dato prova di grandi doti oratorie, ma a quelle parole non sono seguiti i fatti”, sottolineano i sei consiglieri per i quali, oggi, quella partecipazione pare sia stata sostituita dall’ignavia, “lasciando senza prospettive i tanti utenti, dai ragazzi diversamente abili agli anziani, che utilizzavano la struttura per salute e agonismo”
La mozione
Visto il mancato raggiungimento del numero di firme necessario per la commissione, i consiglieri hanno scelto di presentare comunque una mozione ufficiale, sottolineando che si tratti di un atto dovuto per rispetto “verso chi è stato illuso da mesi di trattative rivelatesi inutili e peggiorative”.
Secondo i firmatari, la gestione dell’impianto sarebbe stata utilizzata come palcoscenico per una “campagna elettorale impudica quanto vacua“, mentre il controllo degli organi comunali preposti avrebbe fallito nel prevenire quello che viene etichettato un disastro gestionale senza precedenti.

Il futuro
Le preoccupazioni non riguardano solo il presente, ma si estendono alla pianificazione dei prossimi anni. In città il numero delle piscine è destinato a salire a tre, contando l’impianto in costruzione e quello vicino all’istituto Pertini.
Se la gestione di una sola struttura ha prodotto risultati così critici, i firmatari si interrogano su quale potrà essere il destino di un sistema triplicato.
Il timore è che le imminenti scadenze elettorali portino a un totale disinteresse verso l’amministrazione della cosa pubblica, oscurando la necessità di una visione strategica per lo sport e la salute dei cittadini.































