Ieri pomeriggio, sulla banchina del porto di Gioia Tauro, si è verificato un grave incidente sul lavoro. Uno straddle carrier, il mezzo pesante utilizzato per la movimentazione dei container, si è ribaltato durante le operazioni. A rimanere ferito è stato Alessandro Cortese, un giovane operatore portuale residente a Gioia , che è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Polistena per accertamenti e cure.
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La reazione dei sindacati
I sindacati USB Calabria e Orsa Porti hanno espresso immediata e piena solidarietà al lavoratore e alla sua famiglia. L’episodio ha riacceso i riflettori sulle condizioni di sicurezza all’interno dello scalo gioiese, portando al centro del dibattito i ritmi di lavoro sempre più pressanti, la forte pressione produttiva e l’assoluta necessità di una manutenzione costante e rigorosa dei mezzi.
Le sigle hanno inserito l’incidente in un contesto nazionale allarmante, ricordando che in Italia si registrano quasi tre morti sul lavoro al giorno. Citando i dati Inail relativi al 2025, che hanno contato 1.093 vittime complessive, viene evidenziata la profonda contraddizione di Gioia Tauro: uno scalo con una centralità strategica per il commercio nel Mediterraneo che si scontra però con una crescente compressione delle tutele per la salute dei lavoratori.
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I traffici di armi
A fronte di questa situazione, viene ribadita con forza l’urgenza di introdurre nel codice penale il reato di omicidio sul lavoro e il reato di lesioni gravi e gravissime sul lavoro.
Si tratta di una proposta di legge sostenuta da migliaia di firme in tutto il Paese, nata per contrastare quelle che i sindacati definiscono risposte governative insufficienti, richiedendo invece controlli reali, responsabilità penali effettive e maggiori tutele.
Il comunicato sposta poi l’attenzione su una vertenza di natura politica e morale che interessa direttamente il porto. È infatti atteso l’arrivo di una nave che, secondo i sistemi di tracciamento, dovrebbe ripartire l’indomani con a bordo una parte dei container contenenti acciaio balistico destinato alla produzione di armi e munizioni. Questo carico era già stato bloccato nei mesi scorsi in seguito a precise segnalazioni legate al conflitto a Gaza.
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Sfruttamento e geopolitica
Secondo le organizzazioni sindacali, l’insicurezza nei luoghi di lavoro e il transito di filiere commerciali che alimentano le guerre sono due facce dello stesso modello economico, che subordina la vita umana e i diritti al profitto.
Per questo motivo, viene annunciato un presidio di protesta davanti al gate principale del porto, organizzato insieme a diverse realtà calabresi, per unire la lotta per la sicurezza sul lavoro al rifiuto della complicità con i conflitti bellici.




























