“Noi militanti e dirigenti della Federazione provinciale di Cosenza consideriamo conclusa la nostra militanza nel Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, un partito cui vanno riconosciuti meriti storici indiscutibili, perche’ ha consentito in fasi difficili e complesse della recente fase storico-politica una contrapposizione intellettuale collettiva alla deriva neoliberista, sancita simbolicamente dal crollo dell’Europa dell’est”. Inizia cosi’ un documento a firma di Angelo Broccolo (Segretario provinciale), Vincenzo Mastrota (Portavoce provinciale Giovani Comunisti), Bruno Pascuzzo (Comitato politico provinciale), Alberto Laise (Comitato politico provinciale), Pierluigi Zicaro (Comitato politico provinciale), Danilo Barbiero (Segretario Circolo Pedivigliano), Francesco Imbrogno (Comitato politico provinciale), Fernando Sicilia (Comitato politico provinciale), Benedetto Guaglianone (Comitato politico provinciale), Giuseppe Carrozza (Dirigente Circolo Cassano Allo Jonio), Emma Orrico (Comitato politico provinciale), Alessandro Nigro (Coordinamento GC provinciale), Ernesto Serra (Comitato politico provinciale), che danno l’addio al partito. “Nato dalla spontanea e sentita necessita’ di opporre un netto rifiuto alla deflagrazione del PCI e dalla successiva adesione di altre forze politiche e soggettivita’ del variegato mondo dell’antagonismo, il Partito della Rifondazione Comunista, – scrivono – sotto la direzione del compagno Fausto Bertinotti, ha saputo cogliere in anticipo, rispetto a tante letture stantie ed omologate, la multiforme galassia delle soggettivita’ antagoniste capaci di opporsi alla devastante fase di dominio del neoliberismo, che nelle giornate di Genova hanno segnato il punto piu’ alto (e tragico) di una elaborazione inedita di organizzazione del conflitto. I successivi passaggi, in maniera particolare la fase di analisi precedente alla formazione del governo Prodi, hanno segnato tuttavia una insufficiente valutazione delle dinamiche sociali in atto, con la conseguenza di un’impotenza istituzionale che ha prodotto una verticale perdita di credibilita’ politica e di consenso. Dapprima la disastrosa esperienza della Sinistra Arcobaleno che, recepita in maniera diffusa come operazione verticistica ed autoreferenziale, di tutela di ceto politico, e’ stata sonoramente bocciata dall’elettorato che ne ha di fatto determinato la scomparsa dalle aule parlamentari. Oggi, – aggiungono – i ritardi enormi nella ipotesi di costruzione di una Federazione della Sinistra, che per definizione dovrebbe avere come obiettivo necessario da perseguire l’aggregazione di quanto esiste nei vari segmenti partitici e con ancor piu’ tenacia quanto esiste fuori dai partiti, sembrano allontanare ogni possibilita’ di aprire una seria interlocuzione con la multiforme galassia di soggettivita’ politiche, sociali, associative, di movimento che esprime, insieme ad un disagio diffuso, l’esigenza di ritrovare luoghi aperti di partecipazione ed elaborazione”.
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