Una complessa rete dedita al traffico internazionale illecito di rifiuti: è quanto ritiene di aver scoperto e smantellato la Guardia costiera di Bari con una inchiesta che vede al centro Giosè Marchese, 66enne titolare della ditta calabrese Servizi ecologici. L’imprenditore è stato colpito oggi da un’ordinanza di interdizione dall’attività professionale per la durata di un anno mesi.

Le rotte del business
Le accuse mosse dalla Procura pugliese sono pesanti: falso e gestione irregolare di scarti speciali. Oltre al titolare, risultano indagate altre cinque persone, tra cui i dirigenti e funzionari della Regione Calabria, Gianfranco Comito, Gabriele Alitto, Clementina Torchia e Claudia Russo, insieme al responsabile tecnico della società, Pasqualino Caparrotta.
L’attività investigativa ha preso il via a novembre 2021, durante alcuni controlli di routine effettuati presso lo scalo portuale barese. Gli accertamenti avrebbero portato alla luce un presunto meccanismo finalizzato allo smaltimento illecito di rifiuti provenienti dal ciclo urbano.
Parliamo di prodotti classificati col codice cer 191212, ovvero cosiddetti “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti.

Le esportazioni
Secondo gli investigatori i materiali sarebbero classificati formalmente come rifiuti speciali attraverso procedure ritenute irregolari e poi esportati, tramite trailer, verso impianti situati in Grecia.
Si ipotizza che degli indagati volesse ottenere un profitto ingiusto risparmiando sui costi obbligatori previsti dalle normative ambientali nazionali ed europee.
In questo modo sarebbe stata quindi alterata la classificazione dei materiali e simulata la tracciabilità delle operazioni, dichiarando recuperi finali mai avvenuti.

Le decisioni giudiziarie
L’operazione ha portato al sequestro preventivo dello stabilimento di Tarsia e della sede amministrativa a Santa Sofia d’Epiro. La società, definita dalla Guardia costiera come “una delle principali aziende calabresi che si occupano della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani nei comuni della provincia di Cosenza”, è stata affidata a un amministratore giudiziario.
Nonostante la gravità del quadro accusatorio, la Gip Chiara Maglio ha escluso la presenza di gravi indizi per i restanti indagati. Contestualmente, il giudice per le indagini preliminari ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, disponendo il trasferimento degli atti processuali all’autorità giudiziaria di Catanzaro.































