Tre giovani reggini – Paolo e Filippo Labate e Umberto Rogolino – sono finiti in carcere con le accuse, in concorso, dei reati di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo in luogo pubblico di armi da sparo, aggravati dal metodo mafioso.

La ricostruzione dei fatti
Le indagini, coordinate dalla Procura del capoluogo e curate dalla Sezione Omicidi della Squadra Mobile locale, riguardano un episodio avvenuto il 15 luglio dell’anno scorso quando un uomo, in pieno centro cittadino, fu ferito gravemente a colpi di fucile, subendo per questo l’amputazione della gamba destra.
Secondo gli inquirenti, quella sera di metà estate sarebbe scoppiata una lite a seguito dell’incendio di un’auto parcheggiata vicino all’abitazione degli indagati.
Il responsabile del rogo sarebbe stato pestato con una mazza da baseball per aver operato senza autorizzazione in zona sotto il controllo dei tre giovani e per aver disturbato la mamma di due di loro, che riposava.

Il controllo della zona
Non soddisfatti della precedente aggressione, i tre avrebbero poi recuperato un fucile a Pellaro e si sarebbero appostati vicino alla loro abitazione aspettando che la vittima rientrasse.
Appena avvicinatosi, il malcapitato fu quindi raggiunto da tre colpi di fucile all’addome e alle gambe, esplosi da uno dei giovani. Per gli investigatori un atto motivato solo dal voler rivendicare il predominio e il controllo sulla zona di appartenenza, evocando la capacità mafiosa di una nota ‘ndrina della zona sud di Reggio Calabria
Uno degli indagati era già in stato detentivo essendo stato sottoposto a fermo lo scorso 4 novembre per il possesso di due fucili a canne mozze, di pistole con matricola abrasa e numerose munizioni.
































