Reati estinti per prescrizione e dissequestro delle somme di denaro “incriminate”. Cosi’ si è concluso, oggi a Catanzaro, il processo per sette dei sedici medici rinviati a giudizio con l’accusa di truffa per aver, secondo la Procura, percepito borse di studio pur continuando a lavorare da privati. Il procedimento giudiziario e’ concluso per Patrizio Miceli, Teresa Germano’, Leonardo Rocco Vatrano, Paolo Mazza, Santo Paravati, Pierpaolo Carellario, Annamaria Frijo, per i quali il giudice monocratico ha disposto la restituzione dei soldi che, secondo l’accusa, erano stati percepiti ingiustamente e che il sostituto procuratore Alessia Miele aveva chiesto di sequestrare nonostante l’intervenuta prescrizione dei reati contestati.
Proseguira’ il prossimo 24 marzo, invece, il processo ai restanti imputati, per i quali non e’ intervenuta la prescrizione. Si tratta di Ermenegilda Cristiano, Lucia Antonia Lucano, Raffaele Mauro, Roberto Nola, Teresa Grillo, Antonio Maiuolo, Claudio Callipo, Costantina Soluri, Giovanni Mazzitello. I medici sono stati rinviati a giudizio il 13 novembre del 2009, quando il giudice dell’udienza preliminare ha contestualmente prosciolto altri 5 indagati, dopo che i difensori hanno dimostrato l’assoluta mancanza di dolo dei propri assistiti che, come lo stesso gup ha rilevato nella motivazione della sentenza di proscioglimento, nel periodo incriminato hanno solo prestato lavoro volontario presso l’Avis, per il quale hanno ricevuto meri rimborsi spese e non retribuzioni.
L’inchiesta che ha coinvolto i ventuno catanzaresi era parte di quella piu’ vasta condotta dalla Guardia di finanza che in tutta la regione ha denunciato 77 persone. I ventuno indagati nel capoluogo calabrese, secondo le accuse, fra il 2002 e il 2006 avrebbero continuato a svolgere attivita’ libero-professionale presso laboratori e cliniche private, percependo anche i relativi compensi, nonostante la cosa fosse vietata in caso di frequenza ai corsi di formazione e specializzazione in Medicina generale, retribuiti con apposite borse di studio, cui avrebbero avuto accesso.
Le indagini, nate dalle verifiche presso l’Anagrafe tributaria, hanno portato all’acquisizione di atti all’assessorato regionale alla Sanita’, di elenchi dei medici iscritti ai corsi di formazione e della documentazione su prestazioni professionali occasionali a tempo determinato eseguite in strutture sanitarie private o laboratori clinici. Nel corso dell’inchiesta, su disposizione del pm Miele, fu eseguito il sequestro preventivo di decine di conti correnti per un valore di 470 mila euro.




























