Resiliente, capace di ricompattarsi nonostante i durissimi colpi inferti tra il 2018 e il 2023 da operazioni di calibro messe a segno dalla Dda, le note operazioni Stige e Ultimo Atto, tanto per intenderci, che ne avevamo letteralmente decimato le forze. La cosiddetta Locale di ‘ndrangheta di Cirò, insomma, non aveva perso smalto, soprattutto potere, rivitalizzandosi nelle sue attività che spaziavano dalla cittadina ionica fino al capoluogo, Crotone, per arrivare alle vicine Strongoli e Cariati.
L’indagine “Saulo”
È il dato di sintesi che emerge dall’importante operazione Saulo, che stamani ha portato ad indagare un totale di 38 persone (QUI I NOMI), 18 delle quali finite tra le sbarre (alcune c’erano già); 17 invece le perquisizioni effettuate a carico di altrettanti coinvolti.
Sotto la lente degli inquirenti, come dicevamo, il clan di Cirò: a capo del quale tanto i veterani che le nuove leve, diverse, che si sono avvalse anche dei familiari o dei conviventi dei soggetti già detenuti poiché arrestati nelle precedenti inchieste.
Acclarata, nel contesto, la sopravvivenza della Cosca Giglio di Strongoli e della ‘ndrine di Cariati, ritenute subordinate alla stessa Locale.
Le indagini, complesse e impegnative, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ed eseguite dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Crotone, sono la naturale prosecuzione delle citate operazioni Stige e Ultimo Atto.
Partite nell’aprile del 2023 e durate fino al maggio del 2024, si sono sviluppate prevalentemente attraverso intercettazioni, intorno alle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, e ai riscontri connessi alle attività di osservazione e pedinamento.
L’omicidio e le estorsioni
Gli inquirenti sono quindi arrivati a sostenere che tre degli indagati siano coinvolti anche in un omicidio di oltre vent’anni fa, quello dell’imprenditore edile Francesco Mingrone (classe 1930), ammazzato a Cirò Marina il 9 aprile del 2003. L’ipotesi è che la vittima avesse molestato o infastidito, più volte, la sorella di uno dei presunti assassini.
Documentate inoltre numerose estorsioni, sia tentate che consumate, nei confronti di alcune ditte o società aggiudicatarie di appalti pubblici nell’edilizia, anche nell’ambito dei fondi del Pnrr.
Tra le aziende “torchiate” un lido balneare, un esercizio commerciale appartenente alla Grande Distribuzione Organizzata degli apparecchi elettronici e uno di ristorazione fusion a Cariati.
Sono stati riscontrati tentativi di far assumere affiliati o loro familiari in altrettante aziende, non realizzatisi per l’opposizione delle vittime, e prelievi di non meglio indicate quantità di carburanti agricoli senza pagare.
L’asta, la bacinella e le armi
Gli investigatori, inoltre, hanno ricostruito un tentativo di turbata libertà degli incanti, in relazione alla partecipazione non gradita ad un’asta giudiziaria per un immobile da parte di un cittadino.
All’interno dell’immobile operava un ristorante che avrebbe pagato ad alcuni affiliati e per la “protezione” una somma di mille euro mensili.
Infine, si sarebbe appurata l’esistenza di una cosiddetta “bacinella”, adoperata per sostenere economicamente le famiglie dei detenuti e pagargli le relative spese legali.
Da questo fondo sono stati prelevati circa 30 mila euro per l’acquisto di un’auto da parte di un affiliato, ma adoperata e messa nella disponibilità permanente di un altro elemento di vertice della cosca che si è accertato avesse anche disponibilità di armi da fuoco
Le altre indagini
Tra i soggetti a cui sono state notificate le informazioni di garanzia, due sono indiziati di diverse attività estorsive consumate tra il novembre del 2024 e il gennaio del 2025.
Una di queste è avvenuta con l’imbrattamento della saracinesca di un esercizio commerciale e due sono consistite nei danneggiamenti di una vettura e di alcuni mezzi meccanici subiti da altrettanti imprenditori di Cirò Marina.
Azioni che scondo gli inquirenti sarebbero state finalizzate a ottenere dalle vittime delle somme di denaro, però mai corrisposte.


































