Fra le tante anomalie del servizio sanitario regionale della Calabria, genera perplessità la gestione affidata ai Direttori Sanitari facenti funzione o ai cosiddetti “referenti sanitari”, che guiderebbero l’organizzazione e il governo clinico in violazione della legislazione vigente. Lo sostiene il dottor Nino Accorinti, della Federazione Cisl Medici Calabria, che evidenzia come questo ruolo sia un organo di vertice obbligatorio per legge, il cui incarico “è a tempo pieno ed incompatibile con lo svolgimento di altre funzioni”, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 502/1992. Le nomine dovrebbero attingere dall’elenco regionale degli idonei e prevedere l’aspettativa dall’incarico precedente per “prevenire comportamenti opportunistici, conflitti di interesse ed imparzialità nel controllo e nella gestione dell’Azienda Sanitaria”.

La precarietà diventata stabilità
Clamorosamente la nostra regione annovera figure non conformi alla disciplina statale, laddove ruoli temporanei creati per garantire la continuità organizzativa per brevi periodi sono diventati stabili.
Al Gom di Reggio Calabria, ad esempio, la figura del direttore sanitario facente funzione persiste dal 2020, mantenendo la titolarità della Soc di Chirurgia Generale, la direzione di dipartimento e la presidenza del Covasi.
Situazioni analoghe si riscontrano nell’Asp di Reggio Calabria e nell’Asp di Crotone, dove la nomina serve “anche ai fini della formulazione di pareri di merito e di legittimità previsti dalla legge”.
Nell’Aou Renato Dulbecco è presente un referente che sostituisce il direttore sanitario pur conservando la struttura Programmazione e Controllo, la direzione di dipartimento, la responsabilità dell’ufficio Alpi e un impegno in Regione di diciotto ore settimanali.

Rischi per trasparenza e legalità
Tutti i nominati, scelti su base fiduciaria, non figurano nell’elenco degli idonei della Regione Calabria, non hanno una scadenza definita e conservano i precedenti incarichi gestionali pur firmando atti e delibere.
Accorinti denuncia dunque quello che ritiene come un intreccio pericoloso che a suo dire creerebbe “una preoccupante confusione della gestione aziendale” rendendo i provvedimenti irregolari, con il rischio di “invalidità dei provvedimenti successivi e complesse problematiche, anche di tipo amministrativo-contabile”.
Per il sindacalista risulta incomprensibile come tali scelte maturino senza la consapevolezza del Dipartimento Tutela della Salute e perché gli organi di controllo non intervengano “a salvaguardia dei principi di trasparenza e legalità, a tutela della organizzazione dei servizi sanitari e della credibilità dell’intero sistema”.




























