Il sud Italia e’ meno sviluppato del nord perche’ i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. Anzi, mentre nel nord Italia il quoziente intellettivo e’ pari a quello di altri Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, piu’ si va verso sud, piu’ il coefficiente si abbassa. La causa e’ “con ogni probabilita’” da attribuire “alla mescolanza genetica con popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa”. Osservazioni che non sfigurerebbero in un pamphlet razzista, ma che invece compaiono sull’ultimo numero della rivista scientifica ‘Intelligence’ che pubblica una ricerca di Richard Lynn, docente emerito di psicologia all’universita’ dell’Ulster a Coleraine. Lynn liquida secoli di studi sulla questione meridionale teorizzando che al pari della statura, dell’istruzione e del reddito, da nord a sud l’intelligenza media della popolazione scenda fino a toccare il punto piu’ basso in Sicilia. I piu’ intelligenti d’Italia, secondo Lynn, sono concentrati in Friuli. Lynn non e’ nuovo a teorie discutibili: negli anni ’70 sostenne che gli abitanti dell’Estremo oriente fossero piu’ intelligenti dei bianchi e nel 1994 nel libro ‘La curva a campana’ teorizzo’ che nella popolazione di colore, una pigmentazione piu’ chiara corrisponde a un quoziente intellettivo piu’ alto, derivato proprio dal mix con i geni caucasici. Nello studio pubblicato da ‘Intelligence’, afferma che “il grosso della differenza nello sviluppo economico tra nord e sud puo’ essere spiegato con la variabilita’ dell’IQ” e che, in sintesi, nel sud Italia la qualità del cibo è più scadente, si studia meno, ci si prende meno cura dei figli e che almeno dal 1400 il Meridione non partorisce “figure di spicco” nelle arti e nella politica.
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