La sezione di Reggio Calabria del Il Tribunale Amministrativo Regionale, ha accolto il ricorso di un cittadino quarantatreenne incensurato di Gioia Tauro, difeso dall’avvocato Vincenzo Melara del Foro di Palmi, annullando il provvedimento con cui la Prefettura del capoluogo dello Stretto gli aveva negato la revoca del divieto di detenzione di armi e munizioni. Il limite gravava sull’uomo dal dicembre 2013 ed era stato confermato nel luglio 2025. La decisione di oggi riafferma un principio di legalità, ponendo fine a un vincolo durato oltre un decennio e basato unicamente sui rapporti familiari.

Le motivazioni della difesa
Il divieto iniziale non dipendeva da condotte illecite dell’interessato, appassionato di caccia, ma dal vincolo di affinità con il suocero, soggetto con precedenti penali. Nel corso degli anni l’uomo ha dimostrato di non avere frequentazioni con il parente, residente altrove e gravemente malato.
Nel provvedimento di rigetto, la Prefettura aveva inoltre ipotizzato la vendita irregolare delle armi possedute in precedenza. L’avvocato ha dimostrato però che la cessione a terzi autorizzati era avvenuta regolarmente nel gennaio 2014, con dichiarazione protocollata presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza ed era già presente negli archivi della stessa amministrazione.

I principi di civiltà
I giudici hanno definito illogico e inattuale il rischio di abuso basato sulla semplice vicinanza familiare. Il collegio ha riscontrato la violazione delle garanzie partecipative dell’interessato e ha condannato il Ministero dell’Interno e l’Ufficio Territoriale del Governo al pagamento delle spese di giudizio.
L’avvocato Melara ha sottolineato che «le misure di prevenzione in materia di armi devono fondarsi su fatti attuali, concreti e verificabili, non su presunzioni relazionali cristallizzate nel tempo; la responsabilità è personale». La decisione impone ora all’amministrazione di riesaminare il caso, consentendo al cittadino di riprendere la propria attività.































