Il Tribunale di Roma, competente per materia, ha condannato due anziani coniugi della Marina di Gioia Tauro, V.L. ed E.C., per false dichiarazioni al Garante della Privacy. La vicenda processuale si inserisce in una complessa controversia familiare che vedrebbe i due aver dato man forte alla figlia nel negare il dovere di visita di un padre nel poter frequentare i figli durante la fase di separazione dalla moglie.
Lo scherno e gli incontri disattesi
In particolare, e per come affermato nell’istruttoria, i coniugi avrebbero utilizzato le telecamere installate nella loro abitazione puntate su una via pubblica e non sulle pertinenze della casa – contrariamente a quanto avrebbero invece sostenuto al Garante – per riprendere e schernire il padre che aspettava in auto l’incontro coi figli che, all’epoca, vivevano coi nonni materni: incontro che spesso sarebbe stato anche disatteso senza motivazione.
La denuncia dell’uomo e le indagini
In seguito alla denuncia dell’uomo (rappresentato dall’avvocato Espedito Domenico Calopresti), la Procura della Repubblica di Palmi ha incaricato i Carabinieri di Gioia Tauro di indagare sulla vicenda e che avrebbero accertato come effettivamente le telecamere riprendevano la strada e non esclusivamente l’abitazione della coppia.
I magistrati li hanno quindi condannati prevedendo anche che risarciscano il danno, da liquidarsi in separata sede, e riconoscendo sin da subito il pagamento delle spese di parte civile e di una provvisionale.
Una presa d’atto della politica
“Le modalità per impedire il rapporto tra il minore e uno dei genitori – afferma l’Avvocato Calopresti – sono molteplici e possono configurare sia reati che illeciti civile ma, soprattutto, è urgente e necessario una presa d’atto da parte della politica sull’importanza di un equilibrio tra diritti genitoriali e risposte giudiziarie concrete e sollecite”.
































