Trapianti. Riempi il silenzio e dona la vita: l’appello di Aido

in Saluteprovincia di Reggio Calabria
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C’è un silenzio che pesa più degli altri, quello di chi aspetta una telefonata che non arriva mai. In Italia oltre ottomila persone vivono sospese, in attesa di un trapianto che restituisca loro il futuro. Per rompere questa attesa, l’Aido ha lanciato la campagna Riempi il silenzio, un’iniziativa che tocca il cuore di Reggio Calabria proprio in occasione della Giornata della donazione di organi e tessuti di domani, domenica 19 aprile. I volontari reggini, guidati dal presidente Nicola Pavone, scenderanno in piazza per trasformare l’incertezza in una scelta d’amore consapevole.

> Papa Francesco

Un gesto di fraternità

La mobilitazione non si ferma alle strade, ma entra fin dentro le parrocchie dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria Bova. Il sacerdote Stefano Iacopino, direttore dell’ufficio pastorale della salute, ha invitato i parroci a dedicare un pensiero alla donazione durante l’omelia domenicale.

Questo impegno nasce da un accordo tra la presidenza nazionale Aido e la Cei. La chiesa, seguendo le parole di Papa Francesco, vede nel dono degli organi un servizio alla vita.

Il pontefice lo ha definito come “un atto nobile e meritorio, una vera espressione di fraternità universale” nei momenti di massima fragilità umana.

Le parole che salvano

Il cuore del messaggio è semplice quanto potente: parlare con i propri cari. Spesso la paura nasce dal non sapere cosa avrebbe voluto chi non c’è più, portando i familiari a negare il consenso nel momento del dolore.

Esprimere il proprio Sì in vita solleva i parenti da un peso enorme e garantisce che la propria volontà venga rispettata. Come recita il claim della campagna, “le tue parole possono diventare una seconda vita”.

Nicola Pavone, impegnato sia a livello comunale che regionale, sottolinea l’importanza di informare correttamente i cittadini e gli studenti. Solo attraverso la conoscenza si può abbattere il muro del pregiudizio.

Scegliere di donare significa decidere di non lasciare l’ultima parola al silenzio, ma di far proseguire un racconto che altrimenti si interromperebbe troppo presto. È una promessa di speranza che parte da un colloquio in famiglia e arriva a chi, oggi, può solo sperare.

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