“L’area … rappresenta da tempo una bomba innescata, ma mai sapremo se l’inerzia di questa Amministrazione avrà prodotto sofferenze o la perdita di vite umane e di quante vite umane, nessuno potrà dare una risposta a questo e tanto basta per alimentare la sicumera dei nostri amministratori, e sollecitare la loro boria”.
“La misura è colma”
Esordisce così, in una nota, il consigliere comunale di opposizione Fabrizio Meo, intervenendo sugli ex mercati generali di Crotone, vicenda dai profondi risvolti ambientali che da giorni sta animando il dibattito cittadino.
“La misura è veramente colma” sbotta ancora Meo, evidenziando la sua volontà, inizialmente, di non uscire pubblicamente su quella che definisce come una “tragedia” rappresentata “dall’area devasta dall’amianto “se non prima di esperire… ogni possibile tentativo perché fosse preservato il diritto alla vita di chi ancora sceglie Crotone per viverci, ma l’ennesima assenza nelle due commissioni consiliari di cui ho chiesto la convocazione, da parte dell’Assessore e di alcuni fra i dirigenti e per ultimo il comunicato del Comune di Crotone che trasuda di supponenza e di arroganza di chi si sente intoccabile mi portano a ritenere che l’Amministrazione si fa forte di una sola desolante considerazione”.
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I fatti “innegabili”
Meo sciorina dunque, a sostegno delle sue perplessità, alcuni fatti che per lo stesso sarebbero “innegabili”: “Il Comune di Crotone – sottolinea – non si è costituito parte civile nel procedimento penale che il 21 ottobre ha visto la condanna dell’amministratore della società proprietaria dell’area per la mancata bonifica”.
L’ente pitagorico, poi “in tutti questi anni non ha mai neppure intentato nei confronti del soggetto proprietario dell’area un’azione civile rivolta ad ottenere il risarcimento del danno, anche ambientale e potrebbe ipotizzarsi anche all’immagine che la nostra Città ha patito, tantomeno, sono state date disposizioni rivolte a verificare la fattibilità di una tale opzione al preposto Settore ambiente…”

La mancata bonifica
Per Meo, ancora, Il Comune non avrebbe posto in essere “in tutti questi anni alcuna concreta iniziativa per bonificare il sito e neppure per mettere in sicurezza l’amianto presente ed esposto a vento ed intemperie, tantomeno ha intrapreso alcuna iniziativa giudiziaria, neppure un semplice atto conservativo sui beni del soggetto proprietario dell’area e forse sarebbe bastato avvenisse tutto questo per indurre quest’ultimo ad adottare provvedimenti rivolti a bonificare, tant’è che non appena simili provvedimenti sono stati accennati, il privato ha manifestato, seppure ancora in modo del tutto ipotetico, di essere disposto a farsi carico della bonifica”.
L’inerzia dell’Ente
“La circostanza che in tutti questi anni pendesse una procedura giudiziaria di fronte al Tribunale amministrativo, non giustifica l’inerzia dell’Amministrazione Voce e sostenere diversamente non è serio” evidenzia ancora il consigliere.
In conclusione, per Fabrizio Meo, l’Amministrazione comunale “nulla ha fatto, in cinque anni, per eliminare, materialmente e concretamente, il rischio incombente, non soltanto su centinaia di alunni il cui istituto scolastico si trova a poca distanza dal luogo di una tale catastrofe, ma su tutta la Città. Se c’è una giustizia ultra terrena come crediamo in molti i responsabili di tutto questo se la passeranno male”, conclude.


























