‘Ndrangheta stragista, Dda vuole l’ergastolo per Graviano e Filippone

in Cronacaprovincia di Reggio Calabria
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Ergastolo! È la pena chiesta dal pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nel corso della sua requisitoria davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria nell’ambito del processo noto come ‘Ndrangheta stragista bis. Nel mirino Giuseppe Graviano, potente boss di Brancaccio e Rocco Santo Filippone, considerato il volto dei Piromalli. Entrambi condannati al carcere a vita, nel marzo 2023, dalla Corte d’assise d’appello di Reggio, sarebbero loro, secondo l’accusa, le menti dietro il sangue versato sulle strade calabresi il 18 gennaio 1994, quando i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo persero la vita in un feroce agguato.

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Le strategie di terrore

Il processo nasce dal rinvio della Cassazione risalente al dicembre 2024. Se da un lato i giudici supremi hanno confermato l’esistenza di una strategia comune tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta per mettere in ginocchio l’Italia nei primi anni Novanta, dall’altro hanno chiesto prove più solide sul ruolo specifico dei due imputati come mandanti.

Non si tratta di una questione banale, ha spiegato Giuseppe Lombardo con fermezza, ma della necessità di guardare oltre la superficie di una vicenda che per troppo tempo è stata raccontata in modo distorto.

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Verità oltre le ombre

Il magistrato ha voluto sgombrare il campo dai dubbi sui testimoni. Le parole dei collaboratori di giustizia Antonino Lo Giudice e Consolato Villani non sono l’unico pilastro dell’accusa, ma riscontri preziosi a quanto già dichiarato da Gaspare Spatuzza e Giuseppe Calabrò.

Per anni, la realtà è stata sepolta: “La verità è rimasta per anni celata dietro strati molto spessi di menzogne, di reticenze, di costruzioni artificiose, il suo emergere non può che essere lento e faticoso”, ha dichiarato il pm durante la requisitoria.

L’inganno della ragazzata

Il punto più dolente riguarda la narrazione del passato. Inizialmente, quegli attentati vennero liquidati come azioni isolate, quasi prive di una regia superiore.

Ma per Lombardo, questo sarebbe stato solo il velo steso dalla criminalità organizzata: “Ci sono due sentenze definitive che parlano di una ragazzata. Questa è l’abilità della ‘ndrangheta di coprire quelle che sono le pagine più pericolose della sua storia”.

Oggi, quella maschera sembra cadere, restituendo ai carabinieri caduti la dignità di vittime di un disegno politico e criminale coordinato.

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