La gestione delle selezioni pubbliche nelle società partecipate finisce al centro di una vicenda giudiziaria regionale. Al centro ci sono la Sorical e un bando emesso il 30 ottobre 2025 per ricoprire l’incarico strategico di Direttore Amministrazione Finanza e Controllo della società. La procedura prevedeva sbarramenti rigidi come cinque anni di esperienza dirigenziale in enti pubblici o in aziende con fatturati superiori ai 100 milioni di euro. Eppure, ed almeno secondo le accuse contenute nel ricorso d’urgenza ex articolo 700 del Codice Civile che approda ora davanti al Giudice del lavoro, i controlli della commissione esaminatrice sarebbero stati del tutto mancati, trasformando la graduatoria in una sequenza di anomalie documentali.

Il nodo del vincitore
A sollevare il caso è Maximiliano Granata, assistito dall’avvocato Luigi Monaco, che ha impugnato gli atti chiedendo di essere dichiarato l’unico vero avente diritto alla nomina.
La falla che per Granata sarebbe più clamorosa ed emersa nel corso delle verifiche riguarderebbe proprio il primo classificato: Andrea Papaleo.
Come spiega il ricorrente, i documenti del Centro per l’impiego farebbe emergere che il vincitore non avrebbe mai rivestito la qualifica di dirigente, risultando invece inquadrato come semplice analista contabile con un contratto del comparto chimico industriale.
La stessa azienda idrica regionale, preso atto della non veridicità delle dichiarazioni che sarebbero state fornite dal candidato, sarebbe stata costretta a revocare l’assunzione e a disporre il recesso immediato per la carenza originaria dei requisiti richiesti.

Esclusioni e incompatibilità
Le contestazioni sollevate da Granata non si fermano però alla figura del vincitore decaduto ma investono a cascata l’intera Commissione giudicatrice.
Sotto la lente della magistratura ordinaria è finita anche la terza classificata, Filomena Maria Luisa Curatola, i cui bilanci della società di provenienza evidenzierebbero ricavi di gran lunga inferiori al tetto dei 100 milioni fissato dal bando.
Inoltre, la posizione del secondo classificato, Maurizio Nicolai, apparirebbe “complessa” essendo nel frattempo diventato amministratore delegato della stessa azienda.
Per il ricorrente sarebbe “giuridicamente inconcepibile” che lo stesso soggetto ricoprisse contemporaneamente il ruolo di vertice gestionale e quello di direttore sottoposto al controllo societario.

La parola al tribunale
Dopo un iniziale passaggio davanti al Tar Calabria, conclusosi il 18 maggio scorso con una sentenza che ha dichiarato il difetto di giurisdizione, la palla passa definitivamente al Tribunale del Lavoro di Catanzaro.
Sarà la magistratura ordinaria a dover districare una matassa amministrativa che rischia di invalidare l’intera selezione pubblica e di costringere la società al risarcimento dei danni. La decisione sull’istanza cautelare stabilirà se congelare o meno la graduatoria ed eventualmente riconoscere le ragioni di Granata.































