(Adnkronos) – “Negli ultimi 5 anni il costo del caffè verde è aumentato addirittura dell’80%. Il costo dell’arabica, che poi è il caffè di qualità più pregiata, è passato da 170 centesimi per libbra nel 2021 fino a 300 centesimi per libbra nelle scorse settimane, quindi +80%. Nello stesso periodo, purtroppo, è aumentata anche l’energia. È aumentato anche il costo della logistica a causa delle tensioni geopolitiche nel canale di Hormuz; quindi per le imprese è diventato veramente difficile comprimere ulteriormente i margini”. Dopo il caro carburanti, arriva anche il caro caffè, come ha spiegato Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè, ad ADNFinance, in una lunga intervista in cui ha fatto il punto dell’intero settore.
“Questo – sottolinea – significa che ogni azienda ha dovuto chiedersi come rispondere. A questo che è un cambio dei costi strutturale ormai. Noi come il caffè abbiamo deciso di assorbire la maggior parte di questo aumento dei costi di produzione e di riversare a valle solo una piccola percentuale, perché riteniamo comunque che le aziende debbano fare la propria parte nel momento in cui l’inflazione affligge le famiglie e quindi comprime la possibilità per le famiglie di consumare. È ovvio che con tutte le aziende hanno reagito così, il mercato si è mosso verso l’alto. I dati ci dicono che mentre appunto negli ultimi 5 anni il caffè verde è aumentato dell’80%, la tazzina al bar è aumentata del 24%. Quindi abbiamo raggiunto una media nazionale di 1,25 euro, poi con delle grandi differenze tra Bolzano dove costa già 1,50 euro e Messina dove costa ancora 1 euro, però la media nazionale è 1,25 euro”.
E poi ancora: “Non penso che da qui a fine anno ci sarà un rincaro del costo della tazzina. Temo però che ci possa essere a partire da gennaio, perché se il prezzo comunque si stabilizza ma si stabilizza intorno a 283-100 centesimi per libbra, le aziende dovranno comunque ritoccare leggermente verso l’alto i loro listini”. prosegue Scocchia. “Spero – sottolinea – che non ci siano aumenti del prezzo del caffè da qui a Natale, però in questo momento ci sono delle preoccupazioni per quanto riguarda il tempo: il meteo sul Brasile che è il più grande produttore di caffè verde. Queste tensioni, queste preoccupazioni sul meteo per quanto riguarda il Brasile, stanno spingendo l’inflazione sul caffè verde. Però la buona notizia è che il costo dei fertilizzanti che passano da Hormuz sta tornando ai prezzi preconflitto e questo dovrebbe spingere il costo del caffè verde verso il basso. E poi, soprattutto, gli studi confermano che quest’anno dovremmo avere una produzione
record, una delle produzioni di caffè verde più alte degli ultimi 4-5 anni”.
“Questo – commenta – vorrebbe dire che la domanda è comunque contenuta perché il mercato si stima crescere tra il 3 e il 5%. Se l’offerta è così record come si stima, non dovremmo avere, dal punto di vista delle regole della domanda e dell’offerta, un ulteriore rincaro. Adesso però – avverte – bisogna vedere come le tensioni geopolitiche giocheranno dal punto di vista dell’inflazione. Abbiamo avuto problemi con il canale di Hormuz da cui passano i fertilizzanti che sono molto utilizzati nelle piantagioni e abbiamo iniziato a vedere il prezzo dei fertilizzanti salire alle stelle. Di conseguenza è salito anche il prezzo del caffè verde. È aumentato inoltre il costo della logistica, perché anche se non passo di lì, comunque molti container sono bloccati, quindi quanto più difficile è reperire container, tanto più sono cari. Di conseguenza in questo mondo così globale, basta che un settore economico abbia un problema che immediatamente, come un effetto domino, tutti i settori economici iniziano a soffrire, a vedere un’inflazione dei costi”.
Secondo Scocchia, “il mercato del caffè in Cina sta crescendo a doppia cifra da diversi anni. Si pensa che anche quest’anno 2026 crescerà del 20%, che è molto di più di quanto non cresca il mercato del caffè a livello globale nei paesi maturi che cresce tra il 3e il 5%. È che sono ancora molto piccoli: in media in Cina ogni persona consuma solo 24 tazzine di caffè all’anno, rispetto a 600 tazzine di caffè in America per persona per anno, rispetto alle 700 tazzine che consumiamo in Italia”.
“Il mercato cinese – sottolinea – è molto potenziale, ma per il futuro, per adesso l’Europa e gli Stati Uniti sono molto più importanti. Non è solo una questione di quantità, ma anche di tipologia di caffè: perché l’Europa è focalizzata sull’espresso, soprattutto i paesi sud europei come l’Italia e la Spagna. Negli Stati Uniti bevono molto le bevande ready to drink, invece i cinesi sono ancora legati a caffè che abbia poi delle note molto locali, come Jasmine, frutti, instant, quindi delle formulazioni di caffè che sono un po’ più lontane da quello che poi è il cuore di un’azienda come illycafè, che è il caffè espresso”.
Anche IllyCaffè è cresciuta come azienda: “Noi siamo molto focalizzati sulla crescita: negli ultimi quattro anni, tra il 2022 e il 2025, l’azienda è cresciuta del 40% siamo passati da 500 a 700 milioni e lo abbiamo fatto investendo in marketing, in comunicazione, in innovazione e in crescita internazionale. Quindi vogliamo continuare a investire su queste strategie e vogliamo continuare a crescere la penetrazione, la distribuzione del nostro marchio, soprattutto fuori dall’Italia”, dice Cristina Scocchia ad ADNFinance.
“Per noi quella della quotazione è un’ipotesi strategica nella quale crediamo tutti. Però dobbiamo anche essere razionali, nel senso che la quotazione richiede due presupposti: l’azienda deve essere pronta, deve avere i risultati giusti e noi siamo pronti, abbiamo i risultati giusti, ma è anche necessario che ci sia una finestra di mercato opportuna. La finestra di mercato non la controlla l’azienda, ma dipende dalle condizioni geopolitiche macroeconomiche che nessuna azienda può controllare. Quindi noi siamo pronti, il mercato nel 2026 non lo è, quindi non ci quoteremo nel 2026. Ovviamente, appena il mercato ci presenterà delle condizioni, delle finestre migliori, noi rivaluteremo tutte le opzioni e a quel punto decideremo se, dove e quando”, precisa Cristina Scocchia dagli studi di Milano.
“Potrebbe essere il 2027 – ammette – potrebbe essere il 2028, potrebbe non essere mai. Non è qualcosa che in questo momento possiamo dire. Sicuramente è un obiettivo strategico, quindi non nascondiamo che ci stiamo lavorando, però dal lavorare su un obiettivo al concretizzarlo da qui a x mesi ne passa. Quindi queste sono ancora valutazioni in corso”.
Poi aggiunge: “Credo che il successo sia sempre un successo collettivo, sono soprattutto orgogliosa della mia squadra, di tutto l’equipaggio perché i risultati raggiunti nascono dall’impegno quotidiano di migliaia di persone che remano tutte nella stessa direzione e di queste persone noi ci prendiamo cura. Abbiamo iniziato ad assumere molto in Italia perché noi, lo diciamo sempre, siamo fieramente italiani. Abbiamo annunciato qualche anno fa un piano da 120 milioni di investimenti a Trieste, siamo a due terzi, abbiamo speso 80 di questi 120 milioni e li abbiamo spesi per raddoppiare la capacità produttiva proprio a Trieste e questo ha già portato all’assunzione di oltre 100 persone. Altri investimenti e altre assunzioni arriveranno”.
“Stiamo crescendo come organico anche all’estero – sottolinea – ma soprattutto in Italia. E poi queste persone cerchiamo anche concretamente renderle partecipi del risultato. Abbiamo annunciato fa un premio di risultato per cui tutti i nostri collaboratori, impiegati e operai riceveranno fino a 1.800 euro, proprio come segno concreto dell’azienda che rende questo successo collettivo veramente tangibile per tutti”, conclude.
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