(Adnkronos) – In Italia esiste ancora uno scarto enorme tra conoscenza e percezione del rischio meningite: se l’85% dei genitori e il 68% degli adolescenti sa di cosa si parla quando si cita la malattia, solo il 28% dei genitori e una quota analoga di ragazzi ritiene che qualcuno in giovane età possa svilupparla nei prossimi 12 mesi. Più in generale, la consapevolezza del rischio di meningite è inferiore rispetto ad altri Paesi: da noi solo una persona su quattro la considera tra i propri rischi per la salute, contro circa una su tre nelle altre nazioni, sia tra i genitori sia tra gli adolescenti. I dati emergono da un sondaggio globale condotto da Human8 e promosso da Gsk, che ha coinvolto un campione statisticamente significativo in sei Paesi (Argentina, Australia, Brasile, Francia, Spagna e Italia). Nel complesso risulta una scarsa percezione del rischio, che rende ancora più centrale il ruolo del medico nel guidare genitori e figli verso la vaccinazione, mentre social media e strumenti di intelligenza artificiale vengono sì utilizzati, ma molti non sanno se fidarsi delle informazioni che vi trovano.
Per i giovani, la sottostima del rischio di invalidità permanente e morte è un nodo cruciale: solo il 26% è consapevole che può essere mortale e appena l’8% degli adolescenti sa che la malattia meningococcica invasiva, nelle sue diverse manifestazioni, può mettere a rischio la vita nel giro di poche ore. Per i genitori, invece, la gravità della malattia è più chiara, ma manca la percezione dell’urgenza: non ritengono un pericolo rimandare la vaccinazione. Sul fronte della prevenzione, il 30% degli adolescenti italiani non è nemmeno sicuro di aver ricevuto un vaccino contro la meningite e il 12% dei genitori non sa se il proprio figlio sia vaccinato. Eppure il desiderio di informarsi c’è: oltre la metà degli italiani cerca attivamente notizie sui vaccini prima di decidere, ma il canale più utilizzato resta il web e i social, dove più del 70% non è certo dell’affidabilità delle informazioni. Non a caso, 6 persone su 10 dichiarano che la disinformazione li rende meno fiduciosi verso la vaccinazione. In questo scenario, il ruolo del medico, è la chiave per aiutare a dirimere i dubbi.
“È fondamentale aiutare genitori e adolescenti a capire i rischi e perché la vaccinazione contro la meningite è raccomandata: questo può incoraggiare più persone a verificare se loro o il proprio figlio sono protetti e a parlare con un professionista sanitario se non sono sicuri – spiega Antonio D’Avino, presidente della Federazione italiana pediatri di famiglia (Fimp) -. Certo prima di tutto è importante che questa vaccinazione per gli adolescenti venga inserita nel calendario nazionale vaccinale, per garantire un’offerta omogenea su tutto il territorio nazionale, sia per chi non è mai stato vaccinato, sia per chi ha ricevuto il vaccino in età prescolare. Attualmente è infatti disponibile in molte regioni ma non ancora in tutte. Il nostro impegno deve andare oltre il semplice consiglio: il sondaggio dice che molti ragazzi stanno entrando nella vita adulta senza avere piena consapevolezza del proprio stato vaccinale, né di quando le vaccinazioni sono raccomandate. Non solo: il sondaggio indica anche che gli adolescenti guardano alla scuola con lo stesso livello di importanza che attribuiscono ai social media come canale informativo. Questo rende ancora più cruciale un’alleanza tra mondo sanitario, scuola e canali digitali per veicolare contenuti chiari, basati su evidenze e facilmente comprensibili, destinati ai più giovani e alle famiglie”.
La malattia meningococcica invasiva (Imd) – informa una nota – è una patologia grave causata dal batterio Neisseria meningitidis, un patogeno che può colonizzare la mucosa nasofaringea degli esseri umani. Questo batterio è suddiviso in diversi sierogruppi, tra cui i più comuni sono A, B, C, W, X e Y. La Imd può provocare infezioni potenzialmente letali come la meningite e la sepsi. La patologia è nota per la sua rapida insorgenza e progressione. Anche con un trattamento antibiotico tempestivo, la mortalità associata alla Imd rimane elevata, variando dal 10% al 15%. Inoltre, tra i sopravvissuti, circa il 20% può riportare sequele permanenti, come perdita dell’udito, danni neurologici, amputazioni e cicatrici cutanee. La diagnosi precoce e il trattamento immediato sono cruciali per migliorare gli esiti clinici anche se a volte il quadro inganna: i sintomi iniziali della Imd possono essere aspecifici e simili a quelli dell’influenza, includendo febbre, mal di testa, nausea e vomito. Tuttavia, la malattia può evolvere rapidamente in condizioni gravi come meningite e sepsi, portando al decesso entro 24 ore se non trattata tempestivamente. Altri sintomi possono includere rigidità del collo, fotofobia (sensibilità alla luce), confusione mentale, eruzioni cutanee petecchiali o purpuriche (macchie rosse o viola sulla pelle) e dolori muscolari.
La mortalità associata alla Imd – si legge – è significativa, con tassi che variano dal 10% al 15% anche con un trattamento antibiotico tempestivo. Nei casi di sepsi meningococcica, la mortalità può essere ancora più elevata, raggiungendo il 40%. La morbilità è altrettanto preoccupante, con circa il 20% dei sopravvissuti che riportano sequele permanenti, come perdita dell’udito, amputazioni, cicatrici cutanee e danni neurologici. In Italia – seocndo gli epserti – l’epidemiologia della Imd ha mostrato variazioni significative negli ultimi anni. Dopo un calo nel numero di segnalazioni nel biennio 2020-2021, influenzato dalle misure di prevenzione dovute alla pandemia da Covid-19, si è registrato un incremento dei casi nel triennio 2022–2024 e il sierogruppo B è risultato il ceppo prevalente in tutte le fasce d’età. Gli adolescenti rappresentano la seconda fascia d’età più colpita dalla malattia, con un rischio elevato di trasmissione.
GSK – dettaglia la nota – “è impegnata da quasi 10 anni nella lotta contro la meningite grazie al vaccino contro il meningococco B, lanciato in Italia e offerto attivamente e gratuitamente a tutti i nuovi nati dal 2017”. Il Piano di prevenzione nazionale (Pnpv) 2023-2025 prevede che “la vaccinazione contro il meningococco B di GSK possa essere offerta oltre che nell’infanzia anche in adolescenza, al compimento degli 11-12 anni e nella fascia d’età tra i 12 e i 18 anni, in base alla situazione epidemiologica regionale. Attualmente, 17 Regioni hanno inserito la vaccinazione anti-meningococco B in adolescenza nei rispettivi calendari vaccinali, hanno deliberato l’utilizzo di una dose di richiamo con vaccino omologo per gli adolescenti vaccinati tra i 2 e i 10 anni di età. Come si diceva, manca ancora però l’inserimento della vaccinazione anti meningococco B in adolescenza nel calendario nazionale vaccinale, per garantire un’offerta omogenea su tutto il territorio nazionale e dare a tutti i giovani lo stesso diritto di potersi proteggere da questa malattia”.
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