Alan Redmond, la mente dietro Roc Nation: “Nel calciomercato di oggi vince il realismo. E in Italia il talento non manca…”

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(Adnkronos) – Nel calciomercato si guardano spesso le cifre dei trasferimenti, pochi conoscono il vero valore di un’operazione e del lavoro quotidiano accanto ai giocatori. Dietro a una firma, una clausola o un trasferimento milionario si muove un universo fatto di guizzi, relazioni, strategie e scelte che possono cambiare il destino di un ragazzo. È qui, in quello spazio dove il talento incontra il business e il futuro si costruisce un pezzo per volta, che Alan Redmond ha costruito parte del successo di Roc Nation Sports International. “Abbiamo tanti giocatori in Paesi diversi, ma il nostro obiettivo resta sempre quello di proteggere la persona e costruire una relazione con il ragazzo” spiega all’Adnkronos il vicepresidente esecutivo e Global Head of Football di Roc Nation Sports International, la mente dietro a un’agenzia diventata negli anni una potenza dell’entertainment globale. Un colosso capace di estendere al calcio il proprio modello di gestione e valorizzazione dei talenti, tra cui si annoverano – tanto per restare ad alcuni dei più noti – giocatori del livello di Vinicius Jr, Endrick, Diomande, Martinelli e Paqueta.  

“Ciò che cerchiamo di fare dall’inizio – precisa Redmond, raccontando la sua visione del calciomercato e dello sport moderno – è lavorare allo stesso modo con tutti i profili, dal calciatore di 16 anni in Primavera al giocatore più maturo, che magari punta a una squadra da Champions. Abbiamo un punto di vista globale, cosa che fa la differenza nel nostro settore”.  

Per Roc Nation Sports International è stato un anno intenso, qual è il suo bilancio dell’ultima campagna di trasferimenti?
 

“È stato un anno molto positivo, soddisfacente per noi. Abbiamo avuto alcuni giocatori che avevano bisogno di spostarsi e alcuni che volevano trasferirsi. Alla fine, abbiamo accontentato tutti”.  

C’è un’operazione che l’ha soddisfatta in modo particolare?
 

“Non abbiamo preferenze. Ma sa, a volte un trasferimento piccolo dà grande soddisfazione per questioni di dettagli. A volte, un grande trasferimento fa gioire perché il giocatore arriva a un livello superiore. Pensi a Malick Fofana, passato questa estate dal Lione al Sunderland. Crediamo sia davvero forte per la Premier, il suo trasferimento è stato molto importante, così come quello di Yan Diomande dal Lipsia al Real. E poi Brooke Norton-Cuffy, dal Genoa all’Hull City. Poteva rimanere in A, amava l’Italia, la città e si trovava molto bene con De Rossi, ma alla fine il richiamo della Premier è stato troppo forte e ha deciso di tornare in Inghilterra”.  

Essere al vertice di un’organizzazione globale come Roc Nation ha enormi responsabilità…
 

“La mia sta nell’assicurare a tutti i clienti la stessa attenzione al dettaglio. Per questo parliamo molto con i giocatori, è fondamentale il tempo che utilizziamo per capire le necessità e le loro richieste. Per studiare poi i mercati e trovare la soluzione giusta…”.  

Diomande, passato dal Lipsia al Real per oltre 120 milioni più bonus, è stato uno dei nomi più seguiti dell’ultima finestra di mercato. Quanto lavoro c’è stato dietro a questa super operazione?
 

“Anche con lui è stato fondamentale comunicare. Yan si era adattato subito al Lipsia e lo stesso ha fatto in Spagna. Noi abbiamo dovuto solo assicurarci che andasse in un club con la voglia di andarci. Quattro squadre stavano spingendo per lui, ma il Real Madrid è stato molto più chiaro nel progetto sul ragazzo. La scelta è stata semplice”.  

Tra rinnovi e operazioni strategiche, avete seguito dossier di altissimo profilo come quelli di Gabriel Martinelli, Lucas Paqueta e Vinicius Jr. Cosa conta davvero in trattative così importanti?
 

“Entrano in gioco relazioni e comunicazione. Quando parliamo con un team superiore in Italia, Spagna, Francia o Inghilterra, comunichiamo sempre e di continuo anche con i calciatori. Non avrebbe senso proporre un ragazzo interessante a un top club in cui non troverebbe spazio, in quel caso si fermerebbe il suo percorso di crescita e non farebbe bene a nessuno. Lì entrano in gioco anche le nostre capacità, spesso siamo noi a individuare squadre funzionali a giocatori di talento”.  

Roc Nation negli ultimi anni ha lavorato su diversi dossier che hanno coinvolto club di Serie A. Che valutazione dà oggi del mercato italiano rispetto a Premier League, Liga e Bundesliga?
 

“Quasi trent’anni fa sono stato a Parma e ho osservato da vicino la squadra di Ancelotti. C’erano grandi campioni come Buffon, Crespo, Dino Baggio, Thuram, Cannavaro. Era un gruppo incredibile e fa capire il livello del vostro calcio in quegli anni. In Serie A c’erano campioni formidabili, ho un grande rispetto per la storia sportiva del Paese e mi trovo sempre bene quando ho l’opportunità di parlare con ds italiani, perché le conversazioni con voi non si fermano mai solo al pallone. Oggi però il calcio nel mondo è cambiato e domina la Premier, che può permettersi di fare errori di valutazione su un giocatore e correggerli in corsa, comprando un nuovo elemento. In Italia, invece, oggi devi essere intelligente nella gestione delle risorse per mantenere la competitività”.  

Perché l’Italia può avere un valore strategico per un colosso come Roc?
 

“Per me, tutto inizia con i giocatori giovani. È facile identificare un 25enne che ogni settimana gioca bene in una squadra di livello, il bello e il difficile del nostro lavoro sta nell’individuare ragazzi di 16-17 anni e lavorare con loro dalla Primavera, magari accompagnando il salto in prima squadra. Pian piano l’Italia sta diventando sempre più centrale per noi perché il talento c’è, anche se c’è molto da fare. Guardate un giocatore come Calafiori, per esempio. Parliamo di un ragazzo venuto fuori dalla Primavera in maniera magnifica e oggi diventato un punto fermo dell’Arsenal, nel campionato più competitivo del mondo”.  

Nelle ultime sessioni di mercato il nome di Roc Nations è stato accostato più volte alla Roma, in particolare nelle operazioni legate a Endrick, Luis Henrique e Malick Fofana. Quanto sono state concrete queste trattative?
 

“Nel caso di Endrick, ha sempre detto di voler restare a Real Madrid e sono convinto che in questa stagione, quando avrà l’opportunità, segnerà molti gol. Confermo che in estate c’era molto interesse per lui, da diversi Paesi, ma il suo obiettivo non è mai stato quello di lasciare la Spagna. Per altri giocatori come Luis Henrique e Fofana abbiamo avuto invece alcune conversazioni. La Roma è un club incredibile, ma ci sono state solo chiacchierate. Gli affari citati non sono mai stati vicini alla chiusura”.  

Nel caso di un giocatore con tante offerte come Endrick, quanto conta il progetto sportivo rispetto all’aspetto economico nella scelta?
 

“L’aspetto economico non è importante, il giocatore valuta il progetto del club. Qui parliamo di un giocatore con le qualità per stare al Real, servono solo le opportunità. Endrick veniva dal prestito al Lione e in Francia ha giocato molto bene, poi ha avuto qualche problema e credo che per lui sia anche stato abbastanza frustrante non essere al top dal punto di vista fisico. L’idea è però sempre stata quella di rimanere a Madrid. Vedremo cosa succederà in futuro, onestamente penso che resterà al Real per tanto tempo. Questa è la mia opinione”.  

In questi giorni si parla molto dell’interesse di Milan e Roma. È possibile vederlo lì?
 

“Non credo che si muoverà. I club menzionati sono fantastici, ma non penso che andrà a giocare da altre parti”.  

Per le squadre italiane, alcuni affari sfumati in estate possono tornare di attualità a gennaio?
 

“Sono sincero, i ragazzi al momento stanno bene. Chi voleva cambiare squadra, l’ha cambiata. Abbiamo avuto alcune richieste da club di A per Chris Richards, il difensore del Crystal Palace. Nel suo caso, forse a gennaio qualcosa potrebbe succedere, vediamo. Per il resto, è più probabile che si riparli di certe operazioni nell’estate 2027”.  

Dopo tanti anni ai massimi livelli, qual è il maggiore insegnamento ricavato dall’esperienza sul campo?
 

“Ho imparato che alcuni giocatori hanno una carriera, altri due. Alcuni ragazzi molto promettenti si fermano al settore giovanili per motivi diversi senza arrivare al passo successivo, il più importante. Lì bisogna fare attenzione, perché si decide il futuro ed è un peccato vedere talento sprecato. Nelle operazioni che coinvolgono i giovani, penso poi che serva sempre parlare in modo approfondito prima con i ds delle squadre per capire quali ruoli potranno avere i ragazzi in caso di trasferimento. Spesso, nel nostro ambiente, ci sono promesse che non vengono mantenute”.  

Insomma, quale deve essere la parola chiave?
 

“Realismo. Per un giovane conta quello più del resto”. Parola di Alan Redmond. 

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