Psicosi carburante e proteste per strada, la Calabria in tilt tra pompe a secco e blocchi permanenti

in Cronacaprovincia di Calabria
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Le stazioni di rifornimento di tutta la regione sono ormai da ore prese d’assalto dagli automobilisti nel timore di uno stop totale delle forniture. Come noto, le difficoltà principali nascono dai blocchi attuati dai lavoratori ex Ilva alla raffineria Eni di Taranto, snodo strategico per tutto il Sud Italia che da giorni impedisce l’arrivo delle autobotti anche in Calabria. Con le consegne annullate nei punti vendita e le scorte ridotte al minimo, la maggior parte degli impianti a marchio Eni è rimasta completamente a secco. Per un primo, parziale ripristino delle scorte si dovranno attendere gli approvvigionamenti previsti dalla compagnia, destinati tuttavia a un numero limitato di punti vendita della regione.

L’annuncio dello sciopero

A rendere il quadro ancora più incerto si aggiunge la mobilitazione programmata dagli autotrasportatori. Il fermo dei mezzi pesanti prevede l’organizzazione di circa 22 presidi su scala regionale e il coinvolgimento stimato di circa 800 lavoratori.

L’iniziativa rischia di sovrapporsi all’attuale crisi di approvvigionamento, congestionando ulteriormente la rete distributiva locale proprio mentre moltissimi distributori sono in attesa di ricevere le prime consegne utili. Le lunghe file di vetture in coda presso i pochi impianti aperti sono proseguite per l’intera giornata di ieri fino a tarda sera, con difficoltà anche oggi dalle prime ore.

Gli stop sulla statale

Parallelamente alla crisi dei carburanti, cresce la protesta di agricoltori e pescatori, riuniti in un presidio permanente alla rotonda di Santa Lucia, lungo la Statale 106 Jonica a Corigliano-Rossano.

I manifestanti denunciano anch’essi le pesanti ripercussioni dell’aumento dei costi aziendali sulla tenuta economica della Piana di Sibari.

Mario Oliveto, presidente del comitato Guardiani del Crati, sottolinea la drammaticità della situazione spiegando che “noi non siamo in guerra con nessuno, non ci interessano le armi. La guerra la stanno facendo a noi, agli agricoltori e alle nostre famiglie. Chiediamo al Governo di essere presi in considerazione e di trovare soluzioni immediate, facendo accordi per darci il petrolio a prezzi calmierati, perché così non possiamo più andare avanti”.

La crisi della marineria

Al presidio è intervenuto anche il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, a sostegno delle ragioni dei settori produttivi locali. A dare voce alle difficoltà del comparto marittimo è Leonardo Gentile, pescatore di 71 anni, che descrive così l’impatto dei rincari sulla marineria: “Il costo del gasolio per noi si è triplicato e incide ormai per l’ottocento per cento sulle uscite. Le nostre barche, che valgono centinaia di migliaia di euro, restano legate alla banchina perché quello che peschiamo non basta nemmeno a coprire le spese del carburante”.

Il marittimo evidenzia inoltre come il divieto di pesca per alcune specie e le restrizioni burocratiche stiano spingendo il settore verso il collasso.

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