(Adnkronos) – Dal Gp di F1 alle corsie di un ospedale. Quando lo sport, la precisione maniacale, la velocità aiutano la vita delle persone. Un pit stop di F1 non serve soltanto a vincere gare, grazie alla perfezione e alla velocità di esecuzione, ma in alcuni casi contribuisce a migliorare le cure ospedaliere e a ridurre gli errori nelle situazioni mediche più delicate. È quanto ha raccontato la Bbc parlando dell’impatto che le metodologie sviluppate nel motorsport hanno avuto sulla sanità. Tutto nasce nel 2001. Durante il Gran Premio di Spagna, il team McLaren completò un pit stop in meno di sette secondi, effettuando rifornimento, cambio gomme e comunicazioni al pilota con una precisione quasi perfetta. A osservare quella scena, nella sala relax del Great Ormond Street Hospital di Londra, c’era anche il cardiochirurgo pediatrico Martin Elliott, appena uscito da un delicato intervento chirurgico.
Colpiti dall’organizzazione delle squadre di Formula 1, Elliott e i suoi collaboratori decisero di studiare più da vicino i processi adottati nei box. Il personale del Great Ormond Street Hospital visitò la sede della Ferrari a Maranello per osservare come i meccanici gestissero ruoli, comunicazione e passaggi di consegne in condizioni di forte pressione. Da quell’esperienza nacque una rivoluzione organizzativa. Furono introdotte checklist operative, ruoli chiaramente definiti per ogni membro dell’équipe e procedure standardizzate per il trasferimento dei pazienti dalla sala operatoria alla terapia intensiva. Inoltre, tutte le informazioni cliniche iniziarono a essere condivise in modo strutturato durante il passaggio di consegne. I risultati non tardarono ad arrivare. Uno studio pubblicato nel 2007 dal Great Ormond Street Hospital e dall’Università di Oxford evidenziò una riduzione degli errori tecnici, delle omissioni informative e dei tempi necessari per il trasferimento dei pazienti verso la terapia intensiva.
“La Formula 1 ha creato un ambiente di precisione assoluta perché non può permettersi errori”, ha spiegato Elliott alla Bbc, sottolineando come la stessa filosofia possa essere applicata al mondo sanitario, dove ogni dettaglio può fare la differenza tra la vita e la morte. L’influenza della Formula 1 non si è fermata a Londra. Negli anni successivi anche la scuderia Williams ha collaborato con l’University Hospital of Wales per migliorare le procedure di rianimazione neonatale. Attraverso l’analisi video delle emergenze, gli specialisti individuarono problemi di comunicazione, sovrapposizioni operative e difficoltà nel reperire rapidamente le attrezzature necessarie. Le soluzioni adottate ricordavano da vicino quelle utilizzate nei box: posizionamento standardizzato delle apparecchiature, compiti assegnati in anticipo e maggiore coordinamento tra i professionisti coinvolti. A distanza di oltre vent’anni, l’eredità dei pit stop continua a vivere ben oltre i circuiti, contribuendo a rendere più sicure le cure ospedaliere, gli interventi d’emergenza e perfino le operazioni delle ambulanze aeree. Alla gara di quest’anno a Silverstone, infatti, la collaborazione con Air Ambulance Cornwall ha dimostrato come sia possibile migliorare i tempi di risposta, riducendo il tempo di decollo da cinque minuti a tre minuti e mezzo.
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