Il Comitato Pescatori Calabria lancia un accorato grido d’allarme sullo stato d’emergenza in cui versano le marinerie della regione, travolte dal declino storico e dalla frustrazione dei giovani armatori. Come evidenziato dal portavoce Salvatore Martilotti, la combinazione tra il mancato ammodernamento del comparto, l’aumento esponenziale del prezzo dei carburanti e l’inflazione sui costi gestionali sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle micro-imprese a conduzione familiare.
A ciò si aggiungono le severe restrizioni imposte dalle normative dell’Unione Europea, oltre all’eccessivo inquinamento e all’urbanizzazione della costa che negli anni hanno devastato l’ambiente marino, riducendo la flotta calabrese a poco più di 800 imbarcazioni.

Le criticità e le richieste
Nonostante gli sforzi e le buone prassi messe in campo da alcuni amministratori locali e regionali per la salvaguardia della fascia costiera, il Comitato evidenzia i limiti nell’impiego delle risorse Ue del Feampa e dei Gal Pesca, che non avrebbero prodotto l’impatto occupazionale sperato.
In virtù della mancata attuazione della legge regionale del 2004 e della carenza di una programmazione triennale, Martilotti sollecita un immediato cambio di rotta. Per scongiurare il crollo definitivo del settore e tutelare i lavoratori, si richiede quindi al Presidente della Regione Calabria e all’Assessore competente l’approvazione urgente di un Piano Pesca straordinario abbinato a sostegni economici diretti e all’attivazione di ammortizzatori sociali a tutela degli equipaggi.




























