Sanità. È sempre più scontro aperto, Oliverio incalza: "via Scura o sono guai”

Calabria Salute

La “guerra” Oliverio-Scura - ovvero tra Regione e Commissario alla sanità calabrese - non si ferma, anzi rilancia deflagrando in tutta la sua forza dirompente.

La minaccia, non più velata, è di “iniziative eclatanti” se, entro la fine di questo mese, non dovessero giungere da Roma risposte adeguate rispetto alla richiesta della chiusura definitiva della stagione del commissariamento della Sanità regionale.

A lanciare il guanto di sfida al governo nazionale è di nuovo il presidente Oliverio, che ha ribadito la sua posizione nemmeno due giorni fa, nel corso dell’ultimo Consiglio regionale: dopo aver ricordato che la sanità nella nostra regione è commissariata dal 2010 “non per volontà e virtù dello Spirito Santo” ha sbottato “ma per una esplicita richiesta all’allora Governo-Berlusconi da parte del Presidente pro-tempore … Giuseppe Scopelliti”.

“Maledetto il giorno in cui fu avanzata tale richiesta!” ha chiosato nell’aula e senza fronzoli il governatore evidenziando ancora come dopo sette anni la situazione, anziché migliorare si sia, a suo dire, ulteriormente aggravata.

DATI IMPIETOSI: LEA AI MININI, MENO RISORSE E POCA EFFICIENZA

“I dati – ha commentato Oliverio - confermano che non c’è stata alcuna inversione di tendenza: i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) sono al di sotto della media nazionale; le risorse che la Regione paga all’esterno per garantire la cura e la tutela della salute dei cittadini in sette anni sono aumentate di un terzo, passando dai 200 milioni del 2010 ai 300 milioni di euro e oltre di oggi; le strutture ospedaliere non brillano di efficienza, nonostante l’impegno e gli sforzi quotidiani del personale medico e paramedico; i servizi territoriali si sono progressivamente indeboliti e tutti gli indicatori confermano che la lunga fase di gestione commissariale ha prodotto un aggravamento delle condizioni sanitarie in Calabria”.

I calabresi, poi, continuano a rivolgersi a strutture sanitarie esterne perché nella loro regione non trovano una risposta adeguata alla domanda di assistenza e cura della propria salute.

“Di tutto questo - ha aggiunto il presidente della Giunta - ne abbiamo discusso più volte e a lungo. Ne abbiamo dibattuto nell’aula del Consiglio regionale circa un anno fa, in una apposita seduta conclusasi con l’approvazione unitaria di un documento che chiedeva il superamento del commissariamento e la riappropriazione, da parte degli organi di governo della Regione, delle proprie funzioni e dei propri poteri”.

Oliverio ricorda come, a conclusione di quel dibattito, commentò positivamente il fatto che, sulla situazione della sanità in Calabria, finalmente si fosse registrato un confronto libero, che guardava al merito dei problemi. “Fu un confronto scevro da tentativi di strumentalizzazioni e appartenenze politiche. Da allora – ha affermato - ho assunto più iniziative per chiedere una inversione di rotta, ma non è cambiato nulla”.

Per questo oggi arriva la decisione del governatore di assumere questa posizione che “dovrebbe essere apprezzata perché - ha spiegato - è rivolta non nei confronti di un governo di colore politico diverso rispetto al mio, perché la situazione non è più tollerabile. È una posizione che ho deciso di assumere con sofferenza, perché prima di tutto vengono la Calabria e i calabresi. Prima dell’appartenenza ad un partito, prima di una maglietta o di un colore politico”.

Una scelta che secondo il presidente della Regione è stata assunta in un momento delicato, ovvero in prossimità delle elezioni politiche: “per questo motivo – ribadisce - respingo con fermezza qualsiasi atteggiamento teso ad utilizzare un problema grave per caricarlo di altri connotati”.

LA MINACCIA DI INCATENARSI DAVANTI A PALAZZO CIGHI

Poi la conferma della minaccia già avanzata qualche giorno fa in occasione dell’inaugurazione dell’ospedale di Paola: “se non ci saranno risposte, entro la fine del mese, mi incatenerò davanti a Palazzo Chigi”. Una forma di protesta che per Oliverio non significa rompere con il Governo centrale, ma nelle sue intenzione dovrebbe servire per richiamare l’attenzione di quest’ultimo “rispetto ad un problema di cui, evidentemente, non viene riconosciuta tutta la gravità”.

“Da due anni a questa parte – sbotta ancora il governatore - ho chiesto più volte, con posizioni pubbliche e ampiamente documentate, la fine alla gestione commissariale della sanità in Calabria. Qualcuno mi ha addirittura accusato di voler portare avanti una guerra di potere con l’attuale commissario per prendere il suo posto. A me di Scura non interessa nulla. Io parlo dell’istituto del Commissario, che è stato ed è deleterio per la vita di questa regione”.

Per Oliverio dunque bisogna invertite l’attuale trend negativo e deve essere rivisto il Piano di Rientro dal debito sanitario “che sicuramente – sostiene - non può essere assolutamente rinegoziato da un commissario ancorato esclusivamente alla contabilità e alla quadratura dei conti, ammesso che questo sia avvenuto realmente”.

Secondo il presidente si tratta di un’azione necessaria perché, altrimenti, la Calabria potrebbe non liberarsi mai da quella che definisce “una spirale perversa che è destinata ad avvitarsi ulteriormente su se stessaimpedendo alla Regione di investire nuove risorse.

IL PROSCIUTTO NEGLI OCCHI E I TAPPI NELLE ORECCHIE

“Solo chi ha il prosciutto davanti agli occhi e i tappi nelle orecchie – ha aggiunto il governatore - non si è accorto che, nella primavera scorsa, ho dovuto ingaggiare una vera e propria battaglia con il Ministro della Sanità per chiedere lo sblocco delle assunzioni, malgrado una legge, che rivede l’organizzazione dei turni di lavoro, consentisse di sbloccare una buona quota di assunzioni nel sistema sanitario. E tutto questo, purtroppo, non è ancora sufficiente per invertire il trend”.

“La misura - ha sottolineato ancora Oliverio - ormai è colma. La Calabria, che per sette anni è stata messa in castigo e ai margini, ha il diritto di avere un sistema sanitario degno di questo nome. Ognuno è libero di condividere o meno il gesto che ho annunciato, ma sul merito della questione non ci possono essere divisioni o distinzioni”.

Poi l’attenzione del presidente si è spostata sul Ministro della salute, Lorenzin, a cui ha voluto ricordare che la politica sanitaria regionale è in mano da sette anni ad un commissario di nomina governativa e che i direttori delle aziende svolgono la loro funzione applicando gli indirizzi di politica regionale dettati da quest’ultimo che supplisce in tutto e per tutto gli organi di governo della Giunta e del Consiglio regionale.

“La questione di fondo è nel manico e il manico, in questo momento, è in mano ad un commissario” ha sottolineato ancora Oliverio. Al ministro Lorenzin che, appena tre o quattro mesi fa, intervenendo nel corso della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, espresse un giudizio assolutamente negativo sui commissari alla sanità il governatore ha ricordato come il 20 giugno scorso, il Tavolo Interministeriale, che vede il Ministero della Salute e il Ministero delle Finanze esercitare la supervisione e il controllo sull’attività dei commissari, al termine di una riunione stese una relazione nella quale gli stessi ministeri chiesero al Governo la rimozione di Scura.

“Sulla base di questo assunto – ha detto il governatore - ho sentito e sento il dovere di mettere in campo un’azione interruttiva di una situazione che non può proseguire oltre. Evidentemente ci sono alcuni fattori che condizionano la mancata risposta a questa situazione. Chi e quali sono questi fattori? Non lo so. Se li conoscessi, per come sono fatto, li avrei denunciati per tempo, in modo libero e aperto”.

GLI INTERESSI LOBBISTICI E POLITICI

“Di sicuro – ha aggiunto - so che anche nel sistema sanitario calabrese si agitano interessi economici, lobbistici e politici più o meno reconditi… II mio dovere, rispetto alla Calabria e ai calabresi è esclusivamente quello di non risparmiare alcuna energia, nessun tentativo perché si possa definitivamente invertire il trend negativo registrato fino ad oggi. So bene che, qualora il Governo dovesse decidere di mettere in capo al Presidente della Regione questa responsabilità, il tempo a disposizione sarebbe troppo breve e limitato e il rischio e le responsabilità che andrei a assumere sarebbero grandissime”.

“So altrettanto bene, però, che il primo dovere di chi chiede consenso agli elettori per governare i loro bisogni e i loro problemi - ha concluso Oliverio - è quello di assumersi tutte le responsabilità per tentare di risolvere una situazione che non può più assolutamente continuare ad andare avanti in questo modo”.