L’ombra della ‘ndrangheta sulle elezioni di Vibo, candidati ed ex dirigenti partito intercettati con i Piscopisani

Vibo Valentia Cronaca

L’ombra della ‘ndrangheta aleggia sulle elezioni amministrative di Vibo Valentia. Dal faldone dell’operazione Rimpiazzo (LEGGI) sono infatti emerse le intercettazioni che sembrano incastrare la classe politica cittadina, che sarebbe in qualche modo condizionata dal clan dei Piscopiani.

I dialoghi vedono protagonisti un ex assessore, per anni ritenuto plenipotenziario del Pd nel capoluogo e di recente transitato nelle fila del centrodestra, coalizione per la quale ha messo in cantiere anche una lista; e un ex consigliere comunale, già vice capogruppo del Partito Democratico in seno a palazzo Luigi Razza nella passata consiliatura e oggi candidato con una civica sempre nel centrodestra, dopo l’estromissione dal Pd in seguito al “tradimento” delle elezioni provinciali.

I “REGALI” DEL BOSS

Rispetto al primo dei due, gli inquirenti scrivono che “Rosario Fiorillo (alias Pulcino), elemento di primissimo piano dei clan di Piscopio, mostra particolare interesse ed una particolare vicinanza al politico locale, in passato eletto per ben tre volte in consiglio comunale” dove ha ricoperto “anche la carica di assessore”.

Secondo la ricostruzione degli investigatori il politico si dimostrerebbe molto ben disposto nell’intrattenere rapporti proprio con Fiorillo, il quale non perderebbe occasione di fargli recapitare “regali di vario genere”.

LE QUOTE DELLA BANCA

In merito al secondo indagato, per gli inquirenti sarebbero emersi legami e contatti quando Benito La Bella, ritenuto vicinissimo ai vertici del clan dei Piscopisani, arrestato nell’operazione Rimpiazzo e scarcerato dal Tribunale del Riesame, avrebbe chiesto informazioni in merito alle quote della banca quando si fa la fusione”.

Il riferimento è alla fusione della Banca di Credito cooperativo di Maierato (all’epoca controllata da questo gruppo di potere) con quella di San Calogero, avvenuta qualche anno addietro.

Al politico viene chiesto “se lui se le compra pure”, domanda alla quale l’ex esponente dem, oggi candidato nella lista Città Futura, risponderebbe affermativamente. Comprando ste quote – spiega – si diventa socio e si hanno agevolazioni in prestiti bancari”.

Rispetto alle intercettazione dell’operazione anti ‘ndrangheta della Dda di Catanzaro, il Partito democratico si è tirato ampiamente fuori.

Lo ha fatto il consigliere regionale Michelangelo Mirabello che, al cospetto del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, ha ribadito a più riprese: “Noi non vogliamo i voti della mafia né dei comitati d’affari presenti in altri schieramenti”.