Operazione Arca, confiscati 50 milioni di beni ad imprenditore reggino

Reggio Calabria Cronaca

Beni mobili e immobili per un valore di quasi 50 milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia di Reggio Calabria a Salvatore Domenico Tassone, 63enne imprenditore di Polistena, Reggio Calabria, ma originario di Sorianello (Vibo Valentia), operante nel settore della produzione di calcestruzzo e lavorazione inerti, ritenuto in contatto con alcune cosche della 'ndrangheta, in particolare con esponenti delle cosche ”Longo-Versace” di Polistena e per via di vincoli parentali, con gli “Alvaro” di Sinopoli e “Jerino” di Gioiosa Jonica.

La confisca è avvenuta su decisione del Tribunale reggino e come sviluppo dell'operazione Arca che negli anni scorsi ha portato all'arresto di numerose persone accusate di illeciti in appalti e subappalti per i lavori di ammodernamento dell'autostrada A/3 Salerno-Reggio Calabria nel tratto compreso tra le Serre vibonesi e Rosarno.

Tassone è stato condannato dalla Corte di Assise di Palmi ad 8 anni di reclusione, ridotta a 7 anni e 4 mesi dalla Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria, per l’omicidio e l’occultamento di cadavere di Pierino Russo ed è stato tratto in arresto, nel 2007, insieme ad altri 14 soggetti nell’operazione “Arca-Labirinto“ che aveva disvelato come le cosche mafiose del reggino e del vibonese avessero imposto il controllo sull’aggiudicazione degli appalti e subappalti dei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno–Reggio Calabria nei tratti Mileto-Serre Mileto-Rosarno, per lavori da oltre 100 milioni di euro, oltre che estorcere tangenti - mediante la cosiddetta “assicurazione cantieri tranquilli” - somma di denaro pari al 3% dell’importo dei lavori.

Nel procedimento penale scaturito dall’operazione “Arca”, l'8 luglio 2009 è stata emessa dal GUP del Tribunale di Reggio, nei confronti di Tassone una sentenza di condanna alla pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa nonché per aver costretto le ditte appaltatrici e subappaltatrici a rifornirsi di calcestruzzo ai prezzi da lui imposti. Il prosieguo degli accertamenti effettuati dalla Dia reggina ha portato, nel luglio 2007, al sequestro giudiziario del patrimonio aziendale di Tassone. Parallelamente si è proceduto ad effettuare una laboriosa e complessa serie di accertamenti patrimoniali volti a verificare, in chiave di proposizione di misure di prevenzione, le modalità di acquisizione dell’intero ingentissimo patrimonio societario e personale riconducibile allo stesso Tassone.

L’attività svolta è stata compendiata in una corposa ed esaustiva proposta di misura di prevenzione di iniziativa del Direttore della Dia, il Generale dei Carabinieri Antonio Girone. Il Tribunale di Reggio ha emesso, dal luglio 2007 al dicembre 2009, diversi decreti di sequestro ai sensi della legge antimafia. Con il provvedimento di oggi il Tribunale ha sottolineato come “la pericolosità qualificata del Tassone si è costantemente manifestata a partire dagli anni ’80 nell’essersi avvalso della finalità della cosca mafiosa di appartenenza per accaparrarsi il controllo delle attività inerenti la movimentazione dei materiali inerti… va, pertanto disposta la confisca di tutti i beni… trattandosi di beni frutto e reimpiego delle attività rientranti nel programma criminoso del sodalizio criminale di cui il proposto risulta attivo partecipante”.

Il Tribunale ha ravvisato nell’occasione la sussistenza di una tipica “impresa mafiosa”, evidenziando come la difesa di Tassone non sia riuscita a giustificare la legittima provenienza dei capitali iniziali posti a base dei futuri investimenti.

I BENI CONFISCATI A TASSONE:

- il patrimonio aziendale di cinque società operanti nel settore edilizio e della produzione di inerti e movimento terra unitamente a tre cave ubicate in località “Pagliamarcato” di Giffone, “Quarantana” di Oppido Mamertina e “San Leonardo” di Palmi (le imprese confiscate sono: la “COSTRUZIONI GENERALI s.r.l. di TASSONE Laura”, la “EDIL-MOVITER snc”, la “F.A.C.E.P. s.r.l.”, la “SUD APPALTIs.a.s.” e quota della “la PREGRANULATI s.n.c.”);

- 86 appezzamenti di terreno di varia natura per un’estensione complessiva di circa 700 ettari, ubicati per la maggior parte nel comprensorio della fascia aspromontana deiComuni di Cinquefrondi e Giffone,

- due autovetture tipo MERCEDES, di grossa cilindrata;

- disponibilità finanziarie aziendali epersonali pari a 6 milioni ed ottocentomila euro, per un valore complessivo di circa 47 milioni di euro.


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