Aldo Vilella (Pd) sui congressi del partito in Calabria

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Aldo Vilella, già coordinatore provinciale del PD di Cosenza ha inviato ai segretari dei Circoli calabresi, ai dirigenti del PD calabrese, al commissario regionale e all’onorevole Pierluigi Bersani, segretario nazionale del PD.

“Cari democratiche e democratici,

Vi invio questa mia con l’intento di offrire un contributo all’attuale dibattito sul PD calabrese , che appare ,a mio vedere spesso confuso o peggio dannoso . Spinto anche dal ruolo che la sinistra democratica sta assumendo in Europa ,forte dei risultati elettorali e della funzione storica di rappresentare una proposta alternativa alle visioni tecnocratiche e della destra responsabile della attuale crisi economica e finanziaria mondiale. Cercherò di offrire spunti nuovi sui quali è necessario il vostro originale apporto, contribuendo così a dare una diversa rappresentazione di noi stessi agli occhi dei calabresi.

Infatti, ho l’impressione che il nostro partito, oggi più che mai, venga percepito di gran lunga peggio di quello che è.

È vero, siamo un partito in crisi, alcuni sostengono un partito mai nato, tutto vero . Però, noi siamo anche, nella stragrande maggioranza, una pluralità di donne e uomini uniti dal comune intendimento di dare vita e radicare in Calabria un partito che innanzitutto sia utile alla nostra regione, per aiutarla ad uscire dalla crisi profonda nella quale le politiche dei governi delle destre la stanno facendo sprofondare.

È questa l’ansia diffusa che si coglie nei territori, nei tanti circoli, tra i tantissimi militanti. Gli stessi che con grande sacrificio, nonostante tutto, anche quest’anno hanno rinnovato l’adesione al PD: si tratta di migliaia di uomini e donne, giovani e meno giovani, che hanno confermato la loro fiducia e sostegno al partito. Sono uomini in carne ed ossa, una testa una tessera. Nella provincia di Cosenza, fatta salva qualche evidente anomalia di gonfiaggio dei tesserati ( + 210% rispetto all’anno precedente), per lo più si è trattato di rinnovi del tesseramento dell’anno precedente al 90%, confermando così il dato complessivo di circa 11.000 tesserati. Si è consolidato il tesseramento del 2010, quello fatto con il sen Musi e che come ricorderete fu oggetto , da parte di alcuni dirigenti , di critiche a dir poco ingenerose. I più critici, in parte gli stessi di oggi, brandivano la clava della polemica sul tesseramento con il solo malsano scopo di far saltare il percorso congressuale normato da Musi in un apposito regolamento , che se attuato ,avrebbe consentito al partito calabrese di dotarsi di una linea politica e di organismi dirigenti, a tutti i livelli, entro la fine del 2011.

Si sa come è finita: il sen. Musi si è dimesso nel novembre dello scorso anno, in quanto è stato vanificato il suo sforzo e il suo mandato , che era quello di fare i congressi in Calabria. Sono assai significative le prese di posizioni , precedenti e successive alle dimissioni di Musi , per comprendere chi veramente voleva e vuole i congressi in Calabria e chi da sempre invece perseguiva e persegue altre finalità, meno nobili e partecipate. Noi tutti conosciamo lo scontro tra chi invocava la salvifica costituzione di un unico organismo di direzione politica regionale , formato dai maggiorenti in alternativa ai coordinamenti ed ai coordinatori provinciali, la cui esperienza andava bloccata immediatamente in quanto eversiva alla logica degli accordi tra maggiorenti, e chi invece cercava con il lavoro e l’impegno politico di costruire una nuova fase aperta e partecipata per il rilancio del partito.

Ancora oggi, in vista delle prossime elezioni politiche , qualcuno con la stessa logica vorrebbe proporre per la scelta dei candidati il caminetto ristretto dei soliti noti con la logica spartitoria . C’è chi ha detto e dice no a tutto questo, ritenendo inadeguata la riproposizione della vecchia quadra rivolta alla conservazione. La gravità della sconfitta alle regionali del 2010 e il progressivo approfondimento della separazione con la società richiedeva e richiede l’assunzione di un atto corale di responsabilità per l’apertura di una nuova fase politica nella quale coniugare rinnovamento e abbandono di nicchie e certezze per tutti.

Era e rimane questo , il nodo tutto politico, da sciogliere, perché investe le ragioni fondative e costitutive del partito. Su questo è necessario un chiarimento di fondo, un dibattito aperto , senza timori, per affermare e chiarire le diversità e per conquistare sulla proposta politica il consenso dei calabresi.

L’unità non è un totem, si costruisce e si afferma nella reale divisione-condivisione. Vi sono temi sui quali il chiarimento politico di fondo va fatto, altrimenti la permanenza non chiarita delle diversità o peggio delle ambiguità diviene fattore ostativo all’efficace dispiegamento dell’iniziativa del partito. Provo ad enunciarne brevemente alcuni :

  1. Basta con i nominati, occorre democraticamente scegliere le rappresentanze istituzionali e politiche; abolire l’attuale legge elettorale e fare le primarie;
  2. Fine della concezione populista e leaderista del partito e degli “uomini soli al comando”, è necessaria la distinzione tra ruoli politici ed istituzionali attraverso l’affermazione di un reale profilo autonomo del partito e della sua funzione politica;
  3. Si alle differenti sensibilità , ma basta con le correnti verticalizzate , con i singoli mandatari dei referenti romani. Un gioco al massacro che per l’interesse dei pochi ha determinato grave danno alla calabria , alimentando malcostume ed ingessature. Siamo chiaramente per un partito federato su base regionale, che afferma la sua funzione in un rapporto organico al progetto di un grande partito nazionale;
  4. Si dia finalmente vita ad una forte e netta opposizione al governo regionale della destra. Vi sono interi territori in trincea contro Scopelliti e la sua Giunta , a partire dalla battaglia che il PD di Reggio Calabria stà sostenendo da tempo , mentre continua a mancare il progetto per la costruzione di una vasta coalizione politica e sociale che faccia proprio e indichi un programma di governo alternativo . Un lavoro enorme e impegnativo, ma che ha un suo preciso profilo che deve vedere in prima fila forze che non abbiano la sindrome della sconfitta delle regionali del 2010, per aiutare chi deve essere aiutato e non lasciato solo in balia delle proprie scarse convinzioni.

Sono temi da chiarire attraverso un dibattito congressuale vero e sui quali occorre la richiesta forte dell’assunzione di responsabilità e dello sforzo unitario. Il permanere delle divisioni di fondo in assenza di una sintesi politica ha fatto si che la candidatura ampiamente condivisa di Mario Oliverio, sia stata rimossa non attraverso una reale verifica politica, ma utilizzando banali meccanismi burocratici ,in ogni caso, già noti al momento in cui D’Attorre ha avviato le consultazioni. Resta un vulnus di cui stiamo continuando a pagare prezzo, avendo con miopia rinunciato a fare un congresso regionale su una proposta largamente condivisa.

Continuiamo a pagare la sindrome di un gruppo dirigente che non può essere esclusivamente assillato dall’ansia di salvezza personale . Non è più sopportabile la mancanza di una direzione politica espressione diretta del partito calabrese capace di affermare il necessario autogoverno e riempire la persistenza e il potrarsi dell’attuale vuoto. La mancanza di direzione politica e di un progetto di governo , come si evince dalla situazione calabrese, negano nei termini l’esistenza stessa del partito. La spinta all’autoconservazione comprime le necessità democratiche e rende impossibile la selezione ed elezione di una vera classe dirigente.

È a questa altezza il confronto politico in Calabria e non può essere ridotto ad una scaramuccia strapaesana. A tale livello occorre sgombrare la discussione congressuale dai tatticismi e dalle furbizie,altrimenti il rischio è l’appannamento e l’impraticabilità della prospettiva politica. Non servono i tentativi di sfuggire ai veri nodi calabresi attraverso la ricerca di comode collocazioni nel dibattito nazionale, che rischia così dannosamente e strumentalmente di rimanere nominalistico ed estraneo alle reali problematiche regionali . Se verrà percepito così dai calabresi, enorme sarà il danno sulle annunciate primarie autunnali. Occorre essere seri e responsabili , dobbiamo interrogarci su cosa fare per evitare questa deriva. Ma davvero si può supplire all’assenza di un partito organizzato con le segreterie degli eletti , con gli staff, con i gruppi e le associazioni personali? tra l’altro in una regione che in altri tempi ha conosciuto ben altre segreterie e ha visto all’opera ben altri poteri.

I congressi in Calabria vanno fatti ed è stato un errore non farli, ma con altrettanta chiarezza , ancor più oggi , va chiesta una unità di intenti al gruppo dirigente nel suo complesso, un vero e proprio codice comportamentale, affinché tutti si impegnino e diano reali garanzie per il naturale svolgimento di questo confronto e le adozione delle misure che ne discenderanno. Occorre dare vita ad un nuovo contesto nel quale svolgere i congressi che renderà possibile un confronto vero tra programmi veri , ai quali correlare candidature vere , espressioni del reale confronto democratico. A garanzia di questo percorso e nel quadro dell’interesse generale va investito il gruppo dirigente nazionale del partito a cui va la nostra stima e fiducia ,perche è pienamente consapevole che quanto occorre fare in Calabria, la natura dei suoi problemi, costituisce parte integrante del tratto identitario e del profilo del nuovo partito nel mezzogiorno”.

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