Il dibattito sull’autonomia differenziata si accende al Senato e si sposta sul terreno del confronto istituzionale. La consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, Filomena Greco, contesta duramente quanto accaduto nella Commissione Affari Costituzionali. Secondo l’esponente politica, la scelta della maggioranza di impedire l’audizione dei ministri Schillaci e Musumeci, richiesta dalle opposizioni per approfondire gli effetti delle pre-intese su sanità e protezione civile, rappresenta un chiaro segnale di debolezza.
I nodi delle pre-intese
Greco definisce questo stop come un atto di arroganza e opacità istituzionale, interpretandolo come la conferma che l’esecutivo non sia in grado di fornire risposte convincenti sugli impatti reali della riforma.
Nel mirino della consigliera regionale ci sono gli accordi preliminari siglati tra il Governo e quattro regioni settentrionali: Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. I testi, attualmente all’esame delle Commissioni parlamentari, toccano materie cruciali per la vita dei cittadini come la sanità, la previdenza complementare e la sicurezza del territorio. Greco evidenzia come questi documenti presentino profondi vizi formali e sostanziali.
Tra questi, spiccano l’assenza della Relazione Tecnica obbligatoria della Ragioneria Generale dello Stato e la forte somiglianza dei testi tra loro, un elemento che violerebbe il principio di specificità territoriale già richiamato dalla storica sentenza della Corte Costituzionale.
L’allarme per il Mezzogiorno
L’esponente di Italia Viva sposta poi l’accento sulle ricadute pratiche della riforma, richiamando la sua passata esperienza sul campo come sindaca di Cariati, quando portò le istanze del Sud direttamente a Roma. Le domande poste in Commissione dalle opposizioni restano, per Greco, nodi irrisolti: non si comprende perché determinate competenze debbano essere prerogativa esclusiva di poche regioni e perché i presunti benefici non debbano valere per l’intero territorio nazionale.
In mancanza di livelli essenziali delle prestazioni realmente garantiti e di solidi strumenti di perequazione economica, il rischio concreto è quello di un meccanismo che premia i territori già forti e penalizza quelli svantaggiati.
L’appello al Parlamento
Le conclusioni di Filomena Greco assumono i toni di un appello trasversale rivolto a tutti i rappresentanti politici, superando i tradizionali steccati ideologici. Secondo la consigliera, la differenziazione dei diritti fondamentali rischia di minare alla base il principio costituzionale di uguaglianza.
Da qui l’esortazione finale ai parlamentari affinché si esprimano con un voto contrario in Aula. Greco ammonisce i rappresentanti dei cittadini, sottolineando che chi sceglierà di approvare queste pre-intese dovrà assumersi davanti al Paese la responsabilità storica di aver firmato la fine dell’equità sociale in Italia.




























