Consenso e autodeterminazione, a Vibo il confronto sul ddl stupri

in Tempo liberoprovincia di Vibo Valentia
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La Biblioteca comunale di Vibo Valentia ha ospitato un confronto di vitale importanza sui temi della libertà e della sicurezza delle donne, in occasione dell’incontro promosso da Azione dal titolo Donne al centro – per difendere il consenso e l’autodeterminazione.  Al cuore del dibattito, moderato dalla giornalista Rosita Mercatante, vi è la necessità di una legge che introduca in modo esplicito il concetto di consenso nel reato di violenza sessuale.

La vittimizzazione secondaria

Spostare il fuoco dalla reazione della vittima alla responsabilità di chi agisce significa promuovere un cambiamento culturale profondo, capace di superare la narrazione che troppo spesso costringe le donne a dover dimostrare di aver detto no invece di veder tutelato il proprio diritto a scegliere liberamente.

L’ex Ministra Elena Bonetti, oggi parlamentare e figura centrale nel panorama delle politiche per le pari opportunità, ha ribadito come l’introduzione netta del principio del consenso sia l’unico strumento per evitare la cosiddetta vittimizzazione secondaria. Analizzando i dati attuali, che vedono solo il 7% delle denunce per stupro sfociare in una condanna, appare chiaro come l’attuale impianto giuridico rischi di scoraggiare le vittime.

L’avvocata Elda De Masi, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, ha offerto un approfondimento tecnico evidenziando i pericoli legati alla sostituzione del termine consenso con dissenso, una modifica che potrebbe rendere ancora più gravoso il percorso giudiziario per chi subisce violenza.

La responsabilità maschile 

Il dibattito ha visto anche l’intervento di Ettore Rosato, segretario del Copasir, il quale ha sottolineato come la violenza di genere non sia un problema esclusivamente femminile, ma un fenomeno radicato che chiama in causa direttamente la responsabilità degli uomini e dell’intera comunità.

In una regione come la Calabria, dove i dati sui femminicidi restano allarmanti, diventa fondamentale investire sull’educazione scolastica per sradicare gli stereotipi di genere fin dall’infanzia. Accanto alle norme, serve un lavoro quotidiano sul rispetto e sulla dignità reciproca, per costruire una società moderna che non debba più rincorrere le conseguenze di una cultura del possesso.

Politiche strutturali e parità salariale 

Oltre al piano normativo e culturale, Elena Bonetti ha insistito sulla necessità di politiche economiche e sociali concrete, richiamando l’importanza del Family Act. La parità reale passa inevitabilmente attraverso strumenti come gli asili nido, il tempo pieno scolastico e la parità salariale, elementi che permettono alle donne di uscire da ruoli di cura forzati o occupazioni meno remunerate.

Il coordinatore regionale Francesco De Nisi e il commissario provinciale Marisa Galati hanno voluto portare questi temi all’attenzione della comunità vibonese, ribadendo che la tutela dei diritti e l’occupazione femminile non sono solo questioni di giustizia, ma motori indispensabili per la crescita dell’intero Paese.

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