Oggi più che mai guidare un polo per l’infanzia significa partecipare alla costruzione del primo argine contro l’emergenza pedagogica nazionale. In questi spazi non si trova soltanto una risposta organizzativa per le famiglie, ma si pongono le basi per prevenire problemi futuri come la dispersione scolastica o la violenza giovanile. “Il polo per l’infanzia, dunque, non è più soltanto un servizio: è un presidio sociale, culturale e pedagogico chiamato a governare le fratture del presente prima che diventino fallimenti irreversibili”, sostiene la pedagogista Teresa Pia Renzo.
Il ruolo degli adulti
Nel corso dell’ultimo anno scolastico l’esperta, che vanta un’esperienza di oltre vent’anni nel settore, ha affrontato i nodi centrali del dibattito educativo, a partire dalla crisi dell’autorevolezza genitoriale e dall’assenza di confini chiari per i più piccoli.
“L’autorità non è autoritarismo. È presenza. È responsabilità. È capacità di dire no, di reggere la protesta, di accompagnare senza sostituirsi, di proteggere senza impedire la crescita”, puntualizza Renzo, evidenziando come l’arretramento degli adulti sia la prima causa delle fragilità infantili.

Tecnologia e regole
L’analisi pedagogica affronta anche le autonomie quotidiane, la gestione della noia e il rapporto con l’innovazione digitale, evidenziando che smartphone, social e intelligenza artificiale richiedono una costante presenza educativa.
“Senza adulti capaci di mediare, spiegare, filtrare e accompagnare, la tecnologia non educa; amplifica. Ed innovare senza presidio pedagogico significa lasciare soli bambini e adolescenti davanti a strumenti più veloci della loro maturità”, chiarisce l’esperta, ricordando l’importanza di ricostruire il patto tra scuola e famiglia e di fermare sul nascere la violenza giovanile.
Investire sul futuro
Per evitare che la dispersione scolastica e l’incomunicabilità si cronicizzino, la figura del pedagogista diventa centrale nella prevenzione e nella lettura dei bisogni del territorio.
“Se vogliamo davvero affrontare l’emergenza educativa dobbiamo smettere di guardare alla prima infanzia come a una fase secondaria. È lì che si costruisce l’argine. È lì che scuola, famiglia e comunità devono tornare a incontrarsi. Perché quando un bambino viene educato bene nei primi anni, non stiamo solo aiutando una famiglia: stiamo proteggendo il futuro di tutti”, conclude la pedagogista Teresa Pia Renzo.




























