La Procura di Roma ha avviato un’indagine per l’ipotesi di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito delle procedure legate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Coinvolti un magistrato della Corte dei Conti, un avvocato e un imprenditore, ritenuti responsabili di aver tentato di influenzare l’iter decisionale sull’opera.

Il parere sulla fattibilità
Secondo quanto reso noto dal procuratore capo della capitale, Francesco Lo Voi, i tre indagati avrebbero stretto un accordo finalizzato a ottenere un parere preliminare favorevole sulla fattibilità del progetto. L’inchiesta si inserisce in un filone investigativo già aperto sulla grande opera infrastrutturale.
Dalle verifiche effettuate emergono i nomi delle persone coinvolte: si tratta del magistrato contabile Tommaso Miele, già presidente aggiunto della Corte dei Conti, dell’avvocato Giacomo Saccomanni e dell’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Secondo l’accusa sarebbero stati tutti parte attiva in un presunto tentativo di condizionare le valutazioni istituzionali.

Le presunte pressioni
Il magistrato, sempre secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe fornito aggiornamenti riservati sull’andamento della procedura interna alla Corte dei Conti, condividendo dettagli sugli orientamenti dei colleghi e sulle dinamiche della Camera di consiglio.
Inoltre, avrebbe analizzato una decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre una memoria nell’interesse della società Stretto di Messina Spa.
In cambio della collaborazione, il magistrato avrebbe manifestato interesse per un possibile incarico alla guida dell’Autorità Antitrust. Le perquisizioni disposte dalla Procura avrebbero fornito elementi ritenuti significativi a supporto dell’ipotesi accusatoria, rafforzando il quadro investigativo in corso.




























