Costumi per bambine, pedagogista Renzo: “No all’adultizzazione dell’infanzia”

in Attualitàprovincia di Calabria
00:00 00:00

Il modo in cui vengono pensati alcuni costumi e capi d’abbigliamento per bambine e adolescenti riapre il confronto sul rapporto tra moda, corpo ed educazione. Negli ultimi anni, infatti, diversi modelli destinati all’infanzia hanno riproposto tagli, forme e codici estetici tipici dell’abbigliamento adulto.

A intervenire sul tema è la pedagogista Teresa Pia Renzo, che invita a non considerare la questione come una semplice scelta di stile. “Il problema non è criminalizzare un costume, sottolinea, ma comprendere cosa accade quando linguaggi pensati per il corpo adulto vengono trasferiti su quello di una bambina“.

Il ruolo decisivo della famiglia

Secondo la professionista, la responsabilità principale resta nelle mani degli adulti, soprattutto quando sono loro a scegliere, acquistare, approvare e mostrare determinati abiti. “Il rischio, è trasmettere alle più giovani l’idea che la bellezza coincida con la capacità di attirare sguardi e ottenere approvazione. Un messaggio che può spostare il valore personale dall’identità alla visibilità, alimentando una dipendenza dal giudizio esterno”.

Renzo richiama inoltre il fenomeno delle madri che, consapevolmente o meno, finiscono per proiettare sulle figlie desideri, modelli estetici o aspirazioni personali. “L’adulto non può cercare conferme nel corpo dei figli”, afferma.

Corpo, libertà e consapevolezza

La pedagogista precisa che “il corpo, la bellezza e la libertà non sono il problema. La questione nasce quando l’esposizione viene trasformata in un modello di valore e quando l’infanzia viene avvicinata troppo presto a codici che non possiede ancora gli strumenti per comprendere“.

Per questo, sostiene Renzo, il compito della famiglia è accompagnare bambine e adolescenti nella costruzione di un rapporto sereno con il proprio corpo, basato su comfort, dignità e consapevolezza, senza confondere la libertà con il bisogno di essere guardate. Il confronto coinvolge anche il mercato dell’abbigliamento, spesso accusato di proporre alle bambine capi più corti, sgambati e meno funzionali rispetto a quelli destinati ai coetanei maschi.

“Educare una bambina significa insegnarle che il suo corpo non è una vetrina e che la sua dignità viene prima di qualunque moda”, conclude la pedagogista.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.