Il dibattito europeo sulla crisi abitativa coinvolge l’ospitalità extralberghiera. A prendere la parola è Leonardo Trento, Presidente dell’Associazione Regionale B&b e Affittacamere della Calabria, nota come Arbbac. Sebbene la casa sia un diritto indiscutibile, Trento contesta la tendenza a colpevolizzare i gestori: «Non possiamo accettare che, ancora una volta, B&b, affittacamere e piccoli operatori vengano indicati come i responsabili di tutti i mali di questo Paese e, addirittura, come una delle principali cause della crisi abitativa che molte città stanno vivendo», dichiara sottolineando il valore del comparto.

Analizzare prima i dati
Secondo l’Arbbac, prima di varare restrizioni occorre analizzare i numeri reali. Il Regolamento Ue 2024/1028 sugli affitti brevi offre strumenti idonei per raccogliere dati sul territorio.
Trento chiede che le decisioni si basino su certezze: «Non possiamo accettare che i decisori europei continuino a penalizzare un’intera categoria, che offre servizi e contribuisce all’economia turistica, senza aver prima dimostrato, dati alla mano, quale sia realmente il suo contributo al problema abitativo», afferma il Presidente dell’associazione, precisando che «ulteriori restrizioni imposte dall’alto non saranno accettate».
Le peculiarità locali
Sussistono profonde differenze tra grandi città e piccoli centri. In Calabria, i B&b sono spesso l’unica risorsa ricettiva presente: «Se esistono situazioni di reale emergenza abitativa, devono essere affrontate dove il problema esiste e con misure proporzionate alla situazione concreta, senza trasformare un intero comparto nel capro espiatorio della crisi», sostiene Leonardo Trento.
Dietro questo settore – viene ricordato – ci sono famiglie e microimprese che investono risorse proprie e l’associazione è a favore della trasparenza e del contrasto all’abusivismo, ma difende con forza chi opera legalmente.

Un fronte comune
L’Arbbac chiede di unire le forze di fronte all’Affordable Housing Act, avviando un confronto con Governo, Regioni e istituzioni europee.
Trento riassume la posizione della categoria: «Prima i dati. Prima le differenze tra territori. Prima il confronto. Poi, soltanto se necessario, le restrizioni». Il settore merita ascolto e tutela.
«La nostra categoria non è il problema. Non chiediamo privilegi: chiediamo di essere valutati per quello che realmente rappresentiamo e per l’impatto che realmente produciamo», conclude il numero uno dell’associazione, che si conferma pronta al dialogo.



























