Donato D’Amelio e il riscatto dopo il processo Thomas: la fine di un incubo durato 6 anni

in Cronacaprovincia di Crotone
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La storia professionale di Donato D’Amelio è indissolubilmente legata alla divisa della Guardia di Finanza. Entrato in servizio nel lontano marzo 1976 presso il Comando Provinciale di Crotone, ha dedicato ogni giorno della sua vita alla tutela della legalità, fino al congedo avvenuto nel luglio 2011. Durante questo lungo percorso ha raggiunto il grado di Brigadiere Capo, un traguardo tagliato grazie a una condotta impeccabile e a un profondo spirito di sacrificio.

Una vita in divisa

“Nel corso della mia carriera ho sempre svolto il mio dovere con senso di responsabilità, correttezza, lealtà e assoluto rispetto del giuramento prestato. Ho partecipato a numerose operazioni di polizia economico-finanziaria e a importanti attività investigative, mettendo sempre al primo posto i valori della giustizia e della legalità”, racconta il militare ormai in pensione, ricordando l’impegno costante profuso per lo Stato.

I riconoscimenti meritati

I decenni trascorsi a contrastare la criminalità e gli illeciti sul territorio crotonese non sono passati inosservati, portando a diverse benemerenze solenni.

Tra i momenti più alti della sua carriera spicca l’ottenimento di una prestigiosa onorificenza per il lavoro svolto sul campo. “L’impegno profuso nel servizio è stato riconosciuto con numerose ricompense. Tra queste figurano l’Encomio Solenne, la più alta ricompensa morale conferibile per meriti di servizio, mi è stato attribuito al termine di una vasta operazione di polizia economico-finanziaria che ha interessato l’intera provincia di Crotone. Questi riconoscimenti rappresentano per me il più importante attestato di una carriera costruita con sacrificio, professionalità e dedizione allo Stato”, sottolinea con orgoglio D’Amelio, evidenziando il valore di una vita spesa a difendere le istituzioni democratiche.

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La tempesta giudiziaria

Dopo il pensionamento nel luglio 2011, la meritata serenità familiare è stata però bruscamente interrotta a quasi dieci anni di distanza dall’ultimo giorno di servizio.

Il 15 gennaio 2020 l’ex Brigadiere Capo ha visto crollargli il mondo addosso quando ha ricevuto una comunicazione formale da parte della magistratura inquirente.

“In quella data mi venne notificato un avviso di garanzia nell’ambito del processo Thomas, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Le indagini erano state svolte dalla Guardia di Finanza di Crotone e coordinate dall’allora Colonnello Emilio Fiora, dal Capitano Michele Filomena e da altri militari impegnati nell’inchiesta”, ricorda l’uomo, descrivendo l’inizio di un calvario doloroso e inaspettato per chi aveva sempre combattuto la criminalità.

Il trionfo della verità

Il lungo iter nei tribunali ha finalmente trovato una svolta decisiva nel corso del 2025, quando la stessa magistratura inquirente ha riconosciuto l’infondatezza delle accuse.

Il 25 aprile del 2025 è stata avanzata la richiesta di proscioglimento, seguita poi dalla decisione definitiva del collegio giudicante. “Il 20 ottobre di quell’anno, il Tribunale di Crotone, Sezione Penale Collegiale, ha pronunciato sentenza di assoluzione con la formula piena perché il fatto non sussiste, accogliendo integralmente le conclusioni della Procura. La sentenza è divenuta irrevocabile il 7 marzo scorso, ponendo definitivamente fine a una vicenda giudiziaria durata sei lunghi anni. L’assoluzione ha confermato ciò che ho sostenuto fin dal primo giorno: di aver sempre servito lo Stato con onestà, lealtà e rispetto della legge”, racconta con sollievo l’ex finanziere.

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Il dolore e la fiducia

Nonostante il lieto fine e la piena riabilitazione, rimangono i segni profondi lasciati da un’accusa così infamante, che ha segnato inevitabilmente la vita privata del pensionato e dei suoi cari.

“Resta il profondo rammarico per le sofferenze che questa vicenda ha provocato a me e alla mia famiglia. Essere coinvolto in accuse così gravi dopo quarant’anni di servizio irreprensibile è stato un peso difficile da sopportare. Tuttavia, questa esperienza ha rafforzato la mia fiducia nella giustizia, perché alla fine la verità è emersa attraverso il regolare svolgimento del processo”, confessa il militare, che non ha mai perso la speranza di dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati.

I ringraziamenti doverosi

Un ruolo fondamentale in questa complessa battaglia legale è stato svolto dal legale di fiducia, che ha seguito il caso con estrema dedizione e competenza tecnica.

“Desidero esprimere un sincero ringraziamento al mio difensore, avvocato Pantaleone Sulla, che con competenza, professionalità e determinazione ha saputo tutelare i miei diritti, contribuendo in maniera determinante all’accertamento della verità processuale. La mia storia dimostra che la verità può richiedere tempo per emergere, ma quando la giustizia opera con rigore e imparzialità è in grado di restituire dignità e onore a chi ha sempre servito lo Stato con fedeltà”, conclude Donato D’Amelio, che oggi può finalmente guardare al futuro a testa alta.

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