Evo con olio tunisino: un danno per la Calabria. “Fermare i trafficanti!”

in Attualitàprovincia di Calabria
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Non si può permettere che una concorrenza sleale danneggi il mercato dell’olio d’oliva e le produzioni di alta qualità del nostro Paese e della Calabria in particolare. Non accetta la Coldiretti regionale – che annuncia tra l’altro battaglia – che nei primi nove mesi dello scorso anno gli arrivi in Italia di prodotto tunisino siano aumentati del 38%, cosa che ha fatto crollare i prezzi dell’extravergine italiano di oltre il 20% (secondo l’analisi su dati Ismea).

Basta, basta, basta!

L’olio tunisino – denunciano infatti la Confederazione dei coltivatori e la Unaprol – viene venduto oggi sotto i 4 euro al litro, con una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello della Penisola che punta a costringere gli olivicoltori nazionali a svendere il proprio prodotto al di sotto dei costi di produzione.

“Siamo pronti con le nostre bandiere gialle, e con i nostri soci olivicoltori a presidiare i porti e le frontiere da cui passano le cisterne di olio pronte a diventare italiane con l’inganno” sbotta la Coldiretti che ritiene, così, anche di difendere la salute dei cittadini, “perché non vorremmo che questi oli finti made in Italy presentassero anche rischi anche sulla possibile tossicità. Diciamo basta, basta, basta”.

Secondo la categoria, raddoppiare le importazioni a dazio zero di olio tunisino sarebbe l’ennesima scelta suicida “di un’Unione Europea che ha evidentemente deciso di cancellare le proprie produzioni distintive e di qualità agricole”, a partire appunto da quella di olio d’oliva, favorendo un modello di mercato che spinge l’industria ad approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo, spacciandolo come made in Italy fuori dall’Europa, invece di valorizzare l’olio italiano di qualità al giusto prezzo.

Fermare la speculazione

Coldiretti si riferisce all’annuncio del Governo della Tunisia dell’avvio di negoziati con l’Ue per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100mila tonnellate annue il contingente di esportazione agevolato.

In Italia si producono 300mila tonnellate di olio, se ne consumato nel mercato interno 400mila tonnellate e se ne esportano 300mila di tonnellate.

“Come è possibile quindi che il prezzo dell’olio italiano pagato agli agricoltori sia calato del 30%?” si domanda l’associazione per la quale si tratterebbe di una speculazione da fermare da parte di alcuni industriali “trafficanti” di olio.

Coldiretti e Unaprol chiedono quindi alle autorità di moltiplicare i controlli nelle industrie olearie, verificando gli acquisti di olio Evo che provengono da alcuni fantomatici frantoi che operano in Italia e che regolarizzano l’olio come Evo quando questo non lo sarebbe.

Una cosa già accaduta ad esempio in Toscana con alcuni frantoi che con una rete di piccoli conferimenti non contabilizzati attraverso il sistema di controllo pubblico, avrebbero determinato la disponibilità di quantitativi fittizi da commercializzare come Evo italiano.

“Così facendo si mettono in condizione quegli industriali trafficanti di olio di poter, senza colpo ferire, dichiarare che l’olio da loro imbottigliato sia italiano al 100% quando così non è. Vanno fermati … moltiplicando i controlli con Icqrf e Guardia di Finanza, e noi stessi siamo pronti … a mobilitarci ancora per presidiare i porti e i valichi di frontiera” sbottano i coltivatori.

Un traffico indegno

Coldiretti sottolinea anche l’aspetto della tutela della salute e della tranquillità dei consumatori di olio, uno dei prodotti più usati dalle famiglie italiane e simbolo della cucina italiana oggi riconosciuta anche come patrimonio immateriale Unesco.

“Questo traffico indegno, a cui aggiungiamo anche il perfezionamento attivo, che consente di nazionalizzazione l’olio per poi riesportarlo con grave danno per il vero made in Italy, come denunciato in passato anche dal Financial Times” proseguono Coldiretti e Unaprol.

“Tutto questo – continuano – va fermato facendo riflettere l’industria olearia italiana del grave danno che alcuni industriali trafficanti di olio procurano al nostro Paese”.

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