Il Tribunale assolve con formula piena il consigliere comunale di Reggio Calabria, Massimo Ripepi, dall’accusa di favoreggiamento personale nell’ambito di un presunto caso di pedofilia, con la formula “il fatto non sussiste”.
“La fine di un incubo”
La sentenza chiude un iter giudiziario durato oltre cinque anni e smentisce l’ipotesi accusatoria secondo cui il consigliere avrebbe convinto una madre a non denunciare presunti abusi sulla figlia, riconoscendo l’assenza di una condotta volta a ostacolare le indagini o a coprire i fatti.
Ripepi, in una lunga dichiarazione, ha parlato oggi della “fine di un incubo” e di “trionfo della verità”, ricordando la sofferenza personale, familiare e comunitaria causata dall’accusa ritenuta infamante; ha poi ringraziato la famiglia, la Chiesa Cristiana di Catona, i legali Carlo Morace e Mario Sant’Ambrogio e quanti non hanno dubitato della sua integrità.
La gogna mediatica
Il consigliere ha ancora richiamato il tema della gogna mediatica e del garantismo, sottolineando che molti imputati vengono “condannati” dall’opinione pubblica già nella fase delle indagini e ha ribadito l’impegno a continuare a servire la città.
Da credente, Ripepi ha collegato la sua vicenda alla dimensione di fede, affermando di aver trovato sostegno in Gesù Cristo e dichiarando di perdonare “pienamente” quanti lo hanno attaccato e additato come vicino all’orrore della pedofilia.




























