Il Crotone Calcio rimane in amministrazione giudiziaria. È la decisione assunta dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro, che ha quindi rigettato gli elementi presentati dalla difesa della compagine pitagorica nell’udienza tenutasi il 13 ottobre scorso.
Il ricorso della società
Secondo i magistrati gli elementi proposti dai legali dell’Fc Crotone, non modificherebbero le motivazioni che a settembre hanno portato ad emettere la misura, che come noto dura per un anno.
Nel decreto si cita anche il deposito agli atti di tre denunce sporte dal presidente del club pitagorico, Giovanni Vrenna, ma che per il tribunale non avrebbero “alcuna significativa incidenza”, dato che oltre a essere datate, risalgono due al 2014 e al 2017 e una l 2019, non avrebbero ad oggetto “le importanti anomalie riscontrate nella gestione” della società.
Dunque, gli elementi difensivi non smentirebbero quello che i magistrati definiscono come “l’atteggiamento fattivamente tenuto dalla società a fronte delle pretese” della cosca di ‘ndrangheta locale.

Gli indizi sufficienti
Secondo la Sezione Misure di Prevenzione, pertanto, permarrebbero sufficienti indizi per ritenere che, anche ad oggi ed almeno per quanto attiene settori specifici come quelli della security e della gestione degli ingressi allo stadio Ezio Scida, la società pitagorica “risulti profondamente influenzata dalla presenza invasiva delle cosche” del crotonese.
Una situazione che secondo i giudici persisterebbe senza soluzione di continuità sia nella gestione dell’ex patron rossoblù, Raffaele Vrenna, sia in quella attuale in mano al fratello Giovanni.




























