“La crescente scia di femminicidi e violenze in Calabria non può essere considerata una semplice successione di emergenze isolate”. È quanto afferma il Coordinamento regionale dei Centri antiviolenza, che esprime vicinanza alle famiglie delle vittime e richiama le istituzioni alla responsabilità.
Secondo l’organizzazione, la violenza maschile contro le donne è un fenomeno culturale e strutturale, che richiede interventi continui e non soltanto risposte successive ai fatti di cronaca.
Le richieste alle istituzioni
I Centri antiviolenza, impegnati ogni giorno nell’accoglienza e nel sostegno alle donne, denunciano difficoltà operative e risorse insufficienti. Per questo chiedono: l’erogazione tempestiva e continuativa dei fondi regionali e nazionali destinati ai Centri e alle Case rifugio; l’introduzione nelle scuole di percorsi permanenti sull’educazione all’affettività e al rispetto; il rafforzamento delle reti antiviolenza in tutti gli ambiti territoriali sociali; una formazione specialistica e continua per forze dell’ordine, personale sanitario, operatori della giustizia e servizi comunali.
“Non bastano più parole”
Il Coordinamento sottolinea che i femminicidi non possono essere definiti “delitti d’impeto” o “tragedie della gelosia”, ma rappresentano spesso il punto culminante di un percorso di controllo e sopraffazione. “Non servono più soltanto parole di circostanza o cordogli postumi – afferma –. Occorrono tutele concrete, risorse adeguate e una precisa volontà politica“.
Le strutture aderenti al Coordinamento regionale assicurano che continueranno a rimanere operative e al fianco delle donne che scelgono di uscire dalla violenza e riconquistare la propria libertà.






























