La ‘ndrangheta calabrese, con la sua impronta sempre più globalista, è stata ancora una volta punto focale dell’attenzione degli investigatori di tutto il mondo, riuniti in questi giorni presso la sede dell’Europol, all’Aja, nei Paesi Bassi, in occasione del Kick off meeting del lancio della priorità Empact ‘Mtcni, Most threating criminal network and individuals.
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Il nexus mondiale
All’evento, che siede allo stesso tavolo, coordinandosi, gli investigatori di circa quaranta Paesi, anche extra Unione Europea – tra cui Australia, Brasile, Ucraina e Usa – è stato il Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, Project leader italiano, a presentare i risultati e l’evoluzione del Progetto I-Can, l’Interpol Cooperation against ‘Ndrangheta.
Pioletti ha subito evidenzialo come l’organizzazione calabrese sia connessa con molti altri sodalizi criminali stranieri e che operano in tutto il mondo, non solo nel vecchio continente, descrivendone la pervasiva penetrazione a tutte le latitudini.

La minaccia ibrida
L’esperto italiano si è poi soffermato sulla minaccia di tipo ibrido e sulla struttura policriminale della ‘ndrangheta, broker mondiale del traffico di cocaina e che sfrutta le nuove e più avanzate tecnologie, dalle criptovalute all’intelligenza artificiale, per il riciclaggio.
Durante la relazione si sono quindi determinati il panorama delle opportunità e i raggi d’azione congiunta per una cooperazione efficace e operativa con Empact, dalla condivisione delle informazioni in occasione di attività investigative, alla trasmissione di report e contributi di analisi e all’organizzazione, sotto un’egida comune. Pianificati anche dei workshops specifici per la formazione e la sensibilizzazione sulle connesse organizzazioni criminali.

Catturati 64 latitanti
È stato poi sottolineato che la già proficua collaborazione tra I-Can ed Europol è attiva nell’ambito di altre priorità, come quella delle organizzazioni balcaniche, la ricerca dei latitanti, le imprese criminali e i sodalizi latinoamericani.
Il background operativo del Progetto I-Can, dalla sua nascita nel giugno 2020, ha portato infatti alla localizzazione ed all’arresto di 171 soggetti collegati alla ‘ndrangheta in oltre trenta Paesi del mondo, di cui 64 latitanti, oltre ad ingenti sequestri di denaro, droga ed armi.
Il 2025 ha registrato il record degli arresti: 67 e tutti collegati alla ‘ndrangheta in 14 diversi Paesi, di cui 13 latitanti, confermando la forte accelerazione operativa della progettualità, sostenuta dal vice capo della Polizia e Direttore Centrale della Polizia Criminale Raffaele Grassi.
Progettualità che ha permesso, nell’anno in corso, l’adesione di altri quattro Paesi di importanza strategica per le rotte del narcotraffico e per il contrasto al riciclaggio: parliamo di Cile, Panama, Costa Rica e Lussemburgo.
Al momento, dunque, sono in tutale ventiquattro gli stati, dislocati in quattro continenti che, si muovono all’unisono: “All togheter against ‘ndrangheta”.

L’analisi di intelligence
Inoltre per l’attività di analisi ed intelligence, dal 2022 è operativo il Crime analysis file (CAF), database Interpol dedicato al Progetto I-Can, implementato dai 24 Paesi aderenti, che ha raggiunto le 128 mila entità censite, con un incremento nell’ultimo anno del 100%, divenendo ad oggi il 2° database Interpol per dati contenuti.
Il meeting sancisce dell’Aja sancisce dunque un nuovo affiancamento di I-Can con il ciclo Empact (European multidisciplinary platform against criminal threats, Piattaforma multidisciplinare europea contro le minacce criminali), braccio operativo della Commissione europea, che prevede per il biennio 2026-2027 la partecipazione complessiva di circa 60 paesi tra stati membri, terzi parti e agenzie partner, alle 285 azioni operative individuate.





























