Tornano – nella settimana dal 24 al 29 novembre – le “Giornate FAI per le scuole”, manifestazione interamente dedicata alle scuole che da quattordici anni la Fondazione organizza in tutta Italia su modello delle Giornate FAI di e d’Autunno, offrendo i suoi luoghi, le sue conoscenze e la sua esperienza per integrare e arricchire l’offerta formativa secondo le direttive delle nuove linee guida ministeriali.
Gli apprendisti Ciceroni
Protagonisti delle Giornate saranno gli Apprendisti Ciceroni, studenti appositamente formati dai volontari del FAI in collaborazione con i docenti, che accompagneranno altri ragazzi in visita nei Beni e nei luoghi da loro selezionati e aperti, vivendo un coinvolgimento diretto nella valorizzazione del proprio territorio come parte attiva della comunità, e assurgendo a esempio per molti giovani in uno scambio educativo tra pari.
Anche la Calabria partecipa alle giornate aprendo le porte di tre dei suoi tesori: il borgo di Santa Severina, nel Crotonese; la Chiesa e Convento di Santa Maria del Carmine a Catanzaro; e Monteleone, a Vibo Valentia.
Le storie da raccontare
Santa Severina, annoverata tra i Borghi più Belli d’Italia, è situata su una collina che domina la valle del fiume Neto e circondata dai primi contrafforti presilani. È un caratteristico villaggio ricco di storia e circondato da bellezze naturalistiche, che vanta svariati monumenti – come il castello normanno, il battistero bizantino, la cattedrale dell’arcidiocesi – e gioielli nascosti.
L’itinerario durante le Giornate per le scuole propone la riscoperta di un’antica strada che collegava le porte di accesso alla città e su cui si affacciano piccole chiese e case caratteristiche.
Si partirà dalla “Fontana Vecchia” situata all’ingresso del borgo, fatta costruire nel 1890 dall’Arcivescovo De Risio e importante simbolo di Santa Severina e di un’epoca in cui il pericolo maggiore per una città arroccata scaturiva dagli assedi, contro i quali nulla potevano i cittadini se non attraverso una valorosa difesa passiva.
Gli abitanti hanno da sempre costruito in diverse parti della città silos per la conservazione degli alimenti e cisterne di ogni tipo e dimensione per la conservazione dell’acqua piovana, in attesa della nascita dell’acquedotto Silano che portò l’acqua in paese nel 1914. Le visite sono a cura degli Apprendisti Ciceroni del I.O. Liceo Classico “Diodato Borrelli” di Santa Severina.
Un antico rione del centro
L’area in cui sorgono la Chiesa di Santa Maria del Carmine e l’adiacente Oratorio (Catanzaro) ricade nel rione più antico del centro storico di Catanzaro, noto come la “Grecìa”: un nucleo urbano di origine bizantina che conserva toponimi e tessuti urbani medievali. La chiesa, edificata tra il XVII e il XVIII secolo e un tempo annessa all’omonimo convento dei Carmelitani calzati, è dedicata alla Madonna del Carmelo.
Nei secoli la struttura ha subito vari rimaneggiamenti, con interventi di restauro e modifiche alla facciata e al presbiterio visibili ancora oggi.
L’oratorio, sede storica dell’arciconfraternita della Madonna del Carmine, conserva pregevoli arredi lignei: banchi e scanni disposti su tre lati e un altare tardo-barocco di raffinata fattura, dorato e con nicchia centrale sovrastata da un arco spezzato e figure angeliche simmetriche.
Le toponimie come Via e Vico Gelso Bianco sono una testimonianza dell’antica economia serica cittadina: la coltivazione del gelso e la bachicoltura furono per secoli attività centrali nell’economia di Catanzaro e lasciarono segni sia nell’urbanistica che nei manufatti conservati nelle chiese locali.
Anche all’interno della chiesa si rinvengono manufatti e opere che ricordano la ricchezza prodotta dall’industria della seta. Il complesso del Carmine nel rione Grecìa è un luogo dove convergono storia religiosa, identità urbana e memoria produttiva e dove l’arte liturgica – in particolare gli arredi lignei e l’altare tardo-barocco dell’oratorio – conferma il livello qualitativo delle committenze locali fra XVII e XVIII secolo.
Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’I.I.S. “L. Siciliani-G. De Nobili“; del Liceo Scientifico “Fermi“; del Liceo Classico “Galluppi“; dell’I.T.E. “Grimaldi-Pacioli”; del Convitto Nazionale “Galluppi” di Catanzaro e del Polo Liceale “Campanella-Fiorentino” di Lamezia Terme
Il Monsleo, Ritorno al Medioevo
Nella parte alta di Vibo Valentia sono ancora ben visibili le vestigia di epoca medievale: prima di tutto il castello – oggi sede del museo archeologico – ma anche due delle cinque porte che, a partire dalla fine del tredicesimo secolo, intervallavano la poderosa cinta muraria che racchiudeva il cosiddetto Borgonovo, piccolo insediamento urbano sviluppatosi negli anni ai piedi del castello
Oggi, vicoli silenziosi e strette viuzze salgono e scendono per aprirsi in piccoli spiazzi da dove lo sguardo spazia sulla valle del Mesima fino a scorgere l’Etna.
Fu Federico II di Svevia (lo Stupor Mundi) che, nel periodo compreso tra il 1233 e il 1240, di ritorno dalle Crociate in Terra Santa, attraversò il territorio vibonese, avendo modo di apprezzarne non solo le bellezze, ma anche, e soprattutto, l’importanza strategica.
Fu così che, fatto convocare il suo segretario in Calabria, Federico diede l’ordine di far edificare un castello e un “nuovo” centro abitato, chiamando a popolarlo gli sparsi coltivatori delle campagne vicine.
Il nome di Monteleone (Monsleo) compare per la prima volta nel 1239 in un documento ufficiale a firma del re. Il Borgonovo è ciò che in parte ancora rimane dell’antica città federiciana.
Il vecchio quartiere, nonostante la struttura edilizia interamente posteriore, conserva notevoli valori ambientali e diversi edifici di interesse storico e artistico del 1700-1800, come il Palazzo Marzano e il diruto Palazzo Di Francia, simboli antichi e sbiaditi del potere di nobili e prestigiose famiglie locali.
Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Scientifico Statale “G. Berto” di Vibo Valentia































