Tra le antiche mura del Castello Carlo V un evento che intreccia storia, arte e identità. Da oggi e fino al prossimo 8 marzo, la suggestiva Torre Aiutante diverrà la cornice della mostra immersiva Il giardino segreto di Eva, un progetto curato dall’associazione Multitracce. L’esposizione, visitabile tutti i giorni dalle 9:30 alle 12:30, è stata pensata come un omaggio all’universo femminile in occasione della settimana dedicata alla Festa della Donna.
Il racconto
Il cuore della mostra batte attorno a un’icona globale, la Barbie, qui completamente reinterpretata. Le artigiane di Multitracce hanno realizzato abiti unici che trasformano queste figure in simboli di narrazione sartoriale.
Accanto a loro, creazioni fatte a mano e abiti confezionati acquistano una nuova forza espressiva, dove ogni tessuto sembra custodire una storia segreta.
L’esperienza è arricchita dalla presenza di talenti del territorio come l’Associazione Dame, Angela Sancono con i suoi Saponi Mirtilla, Angela De Lorenzo, Matilde Liò, Zena e Tea Filopatore, che celebrano la resilienza e la forza delle donne.

La visione
L’ideazione e la cura del percorso sono firmate da Pasquale Alessio Colurcio, autore e scrittore, che ha voluto esplorare la complessità femminile lontano dai luoghi comuni.
“Questa mostra non è per me solo una collezione di opere, ma un viaggio personale che ho deciso di intraprendere per esplorare la complessità della donna”, spiega Colurcio, invitando i visitatori a perdersi in uno spazio dove natura e introspezione si fondono.
L’obiettivo dichiarato è dare forma visibile a ciò che spesso resta nel silenzio, creando un giardino simbolico dove ogni partecipante possa ritrovarsi nelle storie raccontate.
Il supporto
La manifestazione raggiungerà il suo apice l’8 marzo, giornata conclusiva che vedrà la partecipazione dell’associazione Rifiorire da me.
In questa occasione verrà presentato il Punto Viola, un’iniziativa fondamentale per illustrare i servizi di supporto e tutela rivolti alle donne in difficoltà.
Il giardino segreto di Eva si conferma così non solo come un evento estetico, ma come un dialogo necessario tra memoria e futuro, dove la bellezza dell’arte diventa uno strumento di consapevolezza sociale e di solidarietà collettiva.




























