Nel cuore della provincia di Crotone, il borgo di Pallagorio ha ospitato una giornata dedicata alla riscoperta delle radici albanesi e alla promozione del benessere psicofisico. L’iniziativa ha visto la partecipazione del Cai Cosenza, dei Mistery hunters e dell’associazione Oncorosa onlus, accolti dalla realtà locale Fili meridiani.
Al centro dell’evento si è posto il progetto Oncorosa trekking, una declinazione della montagnaterapia che utilizza il cammino e l’immersione nella natura come supporto riabilitativo per donne operate al seno. Attraverso la condivisione di spazi e racconti, il percorso mira a ricostruire l’autostima e la qualità della vita dopo il trauma della malattia.
Riti, fede e simboli di una comunità secolare
La giornata è stata scandita da momenti di forte valore identitario, a partire dall’omaggio alla figura di Giorgio Castriota Skanderbeg, eroe nazionale albanese. Tra i vicoli del paese, i visitatori hanno potuto approfondire la conoscenza di usanze uniche, come il suono manuale delle campane che richiamano l’antica madre patria e il racconto del Pupugheji, un rito tradizionale di comparaggio narrato da Carmela Fazio.
La spiritualità del luogo è emersa nella visita alla chiesa di San Giovanni Battista, dove sopravvivono le tracce della liturgia greco-bizantina, testimonianza di una fede orientale rimasta viva per secoli nelle comunità crotonesi.
Arte urbana e laboratori di gastronomia identitaria
L’identità arbëreshe si è manifestata anche attraverso l’arte e la musica, con la danza collettiva della Vagha animata dal cantore Peppino Siciliani davanti al murale dedicato a Paolo Staltari.
La dimensione esperienziale è proseguita con laboratori pratici dove protagoniste sono state le donne del luogo: Rosina Marra, Raffaella Bossio, Stefania Demasi e Rosanna Panebianco hanno guidato la preparazione delle Dromësat, la tipica pasta benedetta. Al contempo, Maria Chiarello ha illustrato il significato delle uova rosse bizantine e la creazione del Morci, il braccialetto primaverile che protegge dalle leggendarie fate cattive.
Memoria e prospettive per un turismo consapevole
Il percorso si è concluso al Muzé, lo spazio museale gestito da Fili meridiani, dove la mostra della graphic designer Francesca Liuzzo ha offerto una chiave di lettura contemporanea dell’identità arbëreshe. Secondo Alfonso Morelli dei Mistery hunters e la guida Alessandro Frontera, valorizzare questi territori significa costruire una mappa turistica alternativa basata sulla memoria e sull’incontro autentico con le persone.
Come sottolineato dall’oncologa Candida Mastroianni, l’integrazione tra cultura, territorio e attività motoria rappresenta una forma di cura globale, capace di generare benefici concreti per la salute emotiva e fisica delle partecipanti.




























