Incubo per un’anziana in una Rsa: arrestato Oss, denunciati infermieri e operatori

in Cronacaprovincia di Reggio Calabria
00:00 00:00

Una vicenda che scuote le coscienze e accende i riflettori sulla sicurezza dei più fragili. Un’anziana ultracentenaria, una donna che per la sua età e le sue condizioni avrebbe dovuto ricevere solo dedizione e rispetto, è finita al centro di un incubo fatto di maltrattamenti e umiliazioni.

La ricostruzione

I fatti si sono consumati all’interno di una Rsa, un luogo che per definizione dovrebbe rappresentare un porto sicuro, una struttura assistenziale capace di garantire protezione a chi non può più difendersi da solo. Invece, tra quelle mura, la donna sarebbe stata ripetutamente offesa e degradata proprio da chi era pagato per accudirla.

L’intervento dei Carabinieri della di Melito Porto Salvo ha permesso però di interrompere questa spirale di violenza. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare sottoponendo ai domiciliari di un Oss, un operatore socio-sanitario, accusato di maltrattamenti.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura locale, è il risultato di un’indagine meticolosa che non si ferma a un solo nome.

Altri cinque professionisti, tra infermieri e operatori, sono stati infatti deferiti in stato di libertà per abbandono di persone incapaci e maltrattamenti.

I sospetti

Tutto ha avuto inizio nel settembre 2025, quando la sensibilità di una figlia ha trasformato un dubbio in una denuncia formale.  Durante le consuete visite in struttura, la donna ha notato dei lividi sospetti sul corpo della madre.

Non erano solo i segni fisici a preoccupare, ma anche il cambiamento repentino nel carattere dell’anziana, diventata improvvisamente timorosa e reticente.

Un campanello d’allarme che ha spinto i familiari a rivolgersi ai Carabinieri, dando il via a un’attività investigativa complessa, supportata da accertamenti tecnici che hanno squarciato il velo di silenzio sulla quotidianità della vittima.

Le indagini hanno quindi documentato scenari definito dagli inquirenti come desolanti, specialmente durante i momenti più delicati dell’assistenza, come l’igiene personale.

In quegli istanti di totale vulnerabilità, l’indagato avrebbe rivolto alla donna aggressioni verbali, insulti e persino gesti fisici violenti. “Ti auguro la morte” sarebbe stata una delle frasi agghiaccianti rivolte alla paziente, in un contesto di totale disprezzo per la vita umana.

La crudeltà avrebbe toccato vette intollerabili quando, secondo quanto ricostruito, l’operatore avrebbe strofinato sul volto dell’anziana le lenzuola sporche di urina durante il cambio della biancheria.

La negligenza

Oltre alle violenze dirette, l’indagine ha fatto emergere una gestione della cura improntata alla più totale negligenza. Alcuni operatori avrebbero evitato sistematicamente di cambiare i pannoloni, limitandosi a lanciarli sul letto senza provvedere alla sostituzione.

In alcune circostanze, l’anziana sarebbe stata lasciata sola e al buio, invitata con scherno ad “arrangiarsi autonomamente”, nonostante la sua palese impossibilità fisica di compiere qualsiasi movimento.

Questo clima di sofferenza morale e fisica ha segnato profondamente gli ultimi anni della donna, ma l’azione dell’Arma ha finalmente messo fine a questo scempio, ribadendo l’importanza della vigilanza nelle strutture per anziani.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.