La vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto un cittadino di Tropea, M.D.B., accusato di aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza, si è conclusa positivamente anche in sede civile. Già il 5 luglio del 2022 la Corte di Cassazione aveva annullato senza rinvio il sequestro disposto nei suoi confronti, accogliendo il ricorso presentato dal suo legale, Sandro D’Agostino. Nonostante la successiva assoluzione in sede penale, però, l’Inps aveva continuato a trattenere le somme anziché prenderne atto.

I ricorsi e la decisione
Di fronte al rifiuto dell’ente di rilasciare i fondi, i suoi avvocati (D’Agostino e Caterina Varone) si sono rivolti al tribunale civile, dimostrando che il loro assistito aveva presentato regolare domanda per la prestazione negli anni compresi tra il 2019 e il 2021, ottenendone l’accoglimento.
L’istituto aveva tuttavia disposto la revoca della misura e trattenuto dall’indennità di accompagnamento spettante al cittadino la somma lorda di oltre 14 mila euro, a titolo di recupero dell’indebito.
La sentenza di condanna
Ieri, martedì 11 agosto, il Tribunale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Damiani, ha accolto pienamente il ricorso del cittadino tropeano.
Il magistrato ha dichiarato non dovute le cifre pretese dall’Inps e ha condannato l’ente alla restituzione immediata di tutte le somme trattenute in sede di liquidazione.
Inoltre, l’istituto previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in mille euro più accessori di legge in favore del procuratore antistatario.




























