L’appuntato scelto Francesco Cardamone entra nella segreteria regionale di Unarma

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“Oggi la Segreteria Unarma Calabria si arricchisce di una nuova adesione. Ma sarebbe riduttivo parlare semplicemente di un’iscrizione.
Oggi entra in Unarma una storia, una ferita, una vita che ha conosciuto il silenzio, l’isolamento e l’abbandono. Si tratta dell’appuntato scelto Francesco Cardamone, attualmente sospeso dal servizio in via facoltativa, che non è sottoposto ad alcuna misura cautelare personale e che, allo stato attuale, è imputato in un procedimento penale innanzi all’autorità giudiziaria”.

“Un collega che, come accade a troppi, è stato progressivamente messo ai margini, guardato con diffidenza, lasciato solo. Solo quando più aveva bisogno di sentire che non era diventato invisibile. Ed è qui che questo messaggio smette di riguardare un singolo collega e diventa un richiamo che riguarda tutti” prosegue la nota. “Riguarda i colleghi. Riguarda la scala gerarchica. Riguarda chi ha responsabilità di comando. Ma riguarda anche – senza ipocrisie – quelle sigle sindacali che avrebbero dovuto tutelare e che invece hanno scelto il silenzio. Perché l’abbandono non è fatto solo di atti formali. L’abbandono è fatto di telefonate che non trovano più risposta, di messaggi ignorati, di porte che improvvisamente si chiudono”.

“È fatto di silenzi colpevoli, di distanze prese per paura o convenienza, di quel voltarsi dall’altra parte che pesa più di qualsiasi parola. Questo è un meccanismo che conosciamo bene. Quando un collega attraversa un momento difficile, quando diventa scomodo, quando la sua situazione richiede coraggio invece che quieto vivere, troppo spesso viene lasciato solo. Non solo dagli uomini, ma anche da chi avrebbe dovuto rappresentarlo e difenderlo” viene ribadito. “E questo deve dirlo chiaramente Unarma: non rispondere più al telefono a un collega in difficoltà è una forma di abbandono; fingere di non vedere è una scelta; sparire è una responsabilità morale”.

“Quando Cardamone Francesco ha bussato alla nostra porta, non abbiamo chiesto il perché. Non abbiamo chiesto di spiegare, di giustificarsi, di difendersi. Abbiamo fatto la cosa più semplice e più difficile al tempo stesso: lo abbiamo accolto. Perché lo impongono il diritto e la legge, certo. Ma prima ancora lo impone la coscienza” viene ricordato. “Lo impone quel principio sacro che si chiama presunzione di innocenza, ma soprattutto lo impone il rispetto per la dignità di un uomo in uniforme. Per noi Cardamone Francesco non è un caso scomodo, non è un problema da tenere a distanza. È un simbolo. Il simbolo di tutti quei carabinieri che, quando cadono, non trovano una mano tesa ma solo porte chiuse“.

“A loro vogliamo parlare oggi. A loro vogliamo dire: guardate qui. Perché chi ha conosciuto la solitudine vera, chi è stato lasciato indietro, chi ha sofferto in silenzio, sviluppa una sensibilità che nessun corso può insegnare. Chi ha vissuto certe esperienze sa riconoscere la sofferenza negli altri. Ed è per questo che persone come Cardamone Francesco, domani, possono diventare una risorsa di enorme valore per Unarma, anche assumendo ruoli di responsabilità sindacale. Un carisma che nasce dal dolore, una leadership che nasce dall’ascolto, una guida che nasce dall’empatia”.

“Unarma crede nelle persone. Crede nella crescita. Crede che dalle ferite possano nascere i difensori più autentici dei colleghi più fragili. A tutti quelli che oggi si sentono soli, smarriti, giudicati, diciamo con il cuore in mano: avvicinatevi a noi. Qui non dovrete fingere di essere forti. Qui non sarete mai un problema. Qui sarete a casa. Unarma Calabria c’è. Sempre. Per chi resiste. Per chi cade. Per chi deve rialzarsi”.

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