Il report dell’Osservatorio MPI fotografa una regione in ripresa: Pil a +0,8%, quasi 46mila assunzioni previste in estate e disoccupazione in calo. Restano però criticità legate all’inflazione più alta d’Italia, al costo del credito e alla flessione dell’export. Ascioti: «Servono politiche per sostenere competitività e investimenti».
L’economia calabrese mostra chiari segnali di vitalità, superando persino il ritmo della media nazionale. Secondo il trentottesimo report dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato, il Pil regionale registrerà un incremento dello 0,8%. Si tratta di un valore nettamente superiore sia allo 0,5% stimato per l’intero Paese sia allo 0,7% previsto per il Mezzogiorno. Una dinamica che per l’associazione espansiva confermerebbe una straordinaria capacità di reazione dimostrata dalle aziende del territorio in un contesto generale non privo di insidie.

Le ombre sui costi
Accanto all’espansione della produzione, emergono tuttavia pesanti elementi di criticità che penalizzano il tessuto economico. Nel mese di maggio l’inflazione ha toccato quota 3,9%, posizionandosi al livello più elevato d’Italia, a fronte di una media nazionale del 3,2%.
Inoltre, gli sviluppi della crisi dello Stretto di Hormuz hanno generato un aumento dei costi di gas ed energia elettrica pari al 5,7%. Rincari che incidono direttamente sulle spese di gestione affrontate dalle attività produttive locali e riducono sensibilmente il potere d’acquisto delle famiglie.

I tassi sui prestiti
A complicare ulteriormente il quadro interviene il costo del denaro, che condiziona negativamente la stabilità e la competitività delle aziende calabresi.
A marzo scorso i finanziamenti destinati alle piccole realtà imprenditoriali hanno subito un calo del 2,8% su base annua. I tassi d’interesse applicati alle micro e piccole imprese hanno raggiunto la quota record del 10,5%, rappresentando il secondo valore più alto della penisola. Per le aziende medio grandi il saggio ha toccato il 6,6%, stabilendo il primato assoluto su scala nazionale.

Lavoro e occupazione
Notizie positive giungono invece dal mercato del lavoro, dove si registra una flessione del tasso di disoccupazione, sceso fino all’8,6%.
Questo dato segna un calo di 3,3 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2025, mentre il totale degli occupati cresce dello 0,7%.
Il principale fattore trainante è costituito dal lavoro autonomo, aumentato del 18,1%, seguito dall’occupazione femminile a +4,3%. Rimane invece critico il tasso di attività complessivo, fermo al 51,7%, che si attesta come il valore più basso registrato in tutta la nazione.

L’estate del turismo
Le stime occupazionali per i mesi estivi compresi tra giugno e agosto risultano particolarmente incoraggianti. Le imprese prevedono infatti ben 45.980 nuove assunzioni, pari a un incremento dell’8% rispetto al medesimo periodo del 2025, il dato più alto registrato tra le regioni italiane.
Le prestazioni migliori appartengono alle province di Crotone e Reggio Calabria, con picchi rispettivamente del 15,5% e 14,1%. Il settore del turismo si conferma il vero motore della stagione, concentrando il 41% dei contratti previsti, pur rimanendo la difficoltà nel reperire personale qualificato nel 42,2% dei casi.

La flessione del commercio
Sul fronte degli scambi commerciali con l’estero si evidenzia invece una contrazione. Nel corso del primo trimestre del 2026 le esportazioni manifatturiere sono diminuite del 4,5%, arrivando a toccare una flessione del 10,9% nei settori caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese. Questo calo è imputabile principalmente alla riduzione della domanda proveniente dal Medio Oriente e dalla Germania.

L’analisi del presidente
Il presidente di Confartigianato Calabria, Salvatore Ascioti, sottolinea il grande valore e la prontezza dimostrati dalle realtà locali: “La crescita del Pil superiore alla media nazionale, l’aumento della domanda di lavoro e il calo della disoccupazione sono segnali incoraggianti, ma non possiamo ignorare le difficoltà che continuano a gravare sulle nostre imprese. L’inflazione resta la più alta d’Italia, il costo del credito è ancora troppo elevato e la riduzione dei finanziamenti rischia di frenare gli investimenti proprio nel momento in cui le aziende avrebbero bisogno di innovare e crescere”.
Il numero uno dell’associazione sottolinea inoltre la necessità di colmare il divario relativo alle competenze professionali, rafforzando l’unione tra il sistema scolastico, le istituzioni e il mondo della produzione.




























