Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 4.000 chilometri cubi di acqua da fonti naturali come falde, fiumi e laghi. La gestione di questa risorsa appare oggi sempre più critica, considerando che oltre il 70% dell’acqua dolce globale è assorbito dal settore agricolo.
La pressione sulle riserve idriche colpisce direttamente 3,2 miliardi di persone che vivono in aree caratterizzate da una forte scarsità, mentre in Europa emerge con forza il problema della contaminazione, con 12,5 milioni di cittadini esposti a sostanze inquinanti come i Pfas nelle reti potabili.
L’impronta idrica della tecnologia e del digitale
Un aspetto meno visibile ma estremamente impattante della crisi attuale riguarda la rivoluzione digitale. I data center consumano mediamente un milione di litri di acqua al giorno e le proiezioni indicano che entro il 2027 lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe richiedere un volume d’acqua pari a sei volte quello consumato annualmente dalla Danimarca. Anche la produzione di dispositivi elettronici e l’estrazione di terre rare per le batterie richiedono quantità enormi di risorsa idrica, creando una competizione diretta tra le necessità tecnologiche e il fabbisogno delle comunità locali.
La situazione critica del sistema idrico in Italia
L’Italia si posiziona tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile, ma il sistema soffre di inefficienze strutturali profonde. La dispersione idrica media nazionale raggiunge il 42,4%, con picchi drammatici nel Sud Italia dove si supera il 60%, a fronte di una media europea che si attesta intorno al 25%. A questo quadro si aggiungono numerose procedure di infrazione europee legate alla cattiva depurazione e alla presenza di inquinanti, con solo il 56% delle acque reflue trattato secondo le normative vigenti.
Il declino dei ghiacciai e la salute dei fiumi
Il mutamento climatico sta trasformando radicalmente il paesaggio montano e la disponibilità di riserve idriche naturali. Tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai delle Alpi e dei Pirenei hanno perso circa il 39% della loro massa, riducendo drasticamente l’apporto di acqua dolce durante i periodi estivi.
Questa sofferenza si riflette direttamente sul fiume Po, il principale bacino idrografico italiano, minacciato non solo dalla riduzione delle portate ma anche dall’inquinamento da microplastiche e sostanze chimiche, mettendo a rischio l’equilibrio della Pianura Padana.
Proposte e strategie per una gestione sostenibile
Per contrastare questo scenario Legambiente e la Fondazione Heinrich Böll sottolineano l’urgenza di una governance idrica basata su circolarità ed equità. Le richieste per l’Italia includono il rafforzamento delle infrastrutture per il riuso delle acque, una transizione ecologica decisa per i settori più energivori come l’agricoltura e l’applicazione rigorosa delle direttive europee.
Risulta fondamentale considerare l’acqua come un diritto umano universale e un bene comune, investendo nella resilienza dei territori per evitare perdite economiche che in Europa ammontano già a miliardi di euro ogni anno a causa di siccità e alluvioni.
Il commento della Presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta




























