Lettere. Ospedale Crotone, l’Oncologia del cuore vince sul degrado strutturale

in Saluteprovincia di Crotone
00:00 00:00

Una toccante testimonianza giunta alla nostra redazione accende i riflettori sulle condizioni dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone. Un cittadino ha voluto raccontare la sua esperienza personale, descrivendo un profondo contrasto. “Esistono luoghi dove la medicina non è fatta solo di protocolli e farmaci, ma di sguardi, carezze e una resilienza che ha dell’incredibile” si legge nel testo inviato. “Il reparto di Oncologia … guidato con mano ferma e profonda umanità dalla dottoressa Carla Cortese, è esattamente questo: un’oasi di eccellenza professionale immersa in un contesto strutturale che, purtroppo, sembra rimasto fermo a decenni fa”.

Il valore della cura

La missiva prosegue lodando la gestione del reparto, diventato un porto sicuro per molti malati oncologici della provincia. “Sotto la direzione mirabile della dottoressa Cortese, il reparto è diventato un punto di riferimento per il territorio: un luogo dove la cura si trasforma in una presa in carico totale del paziente. La dottoressa ha costruito una squadra che opera con una dedizione fuori dal comune, trasformando un reparto difficile in un luogo di speranza”.

Una gestione eccellente del personale che a detta della scrivente riuscirebbe a mitigare le enormi difficoltà logistiche che quotidianamente interessano il nosocomio cittadino.

Il paradosso strutturale

L’aspetto più doloroso della lettera riguarda infatti lo stato dei locali in cui si trovano i degenti. “Varcando la soglia del reparto, l’ammirazione per il personale si scontra immediatamente con una realtà amara” scrive il cittadino, definendo la situazione attuale come un vero e proprio controsenso.

“È il paradosso crotonese: l’Oncologia – insiste – condivide gli spazi con la Nefrologia, creando una commistione che mina privacy e organizzazione. I pazienti, già provati da terapie debilitanti, sono costretti ad usufruire, ad esempio, di servizi igienici comuni”.

Le pareti stesse sembrano mostrare i segni del tempo e dell’assenza di interventi: “Le mura raccontano la storia di una sanità che attende da troppo tempo investimenti strutturali, costringendo medici, infermieri e Oss a operare in condizioni che ricordano scenari da medicina di frontiera”.

La forza dei sorrisi

Nonostante uno scenario che la lettera descrive come precario, l’umanità degli operatori resta intatta. “Nonostante lavorino in condizioni che molti definirebbero da Terzo Mondo, il personale non ha mai ceduto al cinismo. Al contrario, non perdono mai di vista il paziente. Tra un prelievo e una terapia, c’è sempre spazio per un sorriso, una parola di conforto, un gesto di umanità”.

L’autore sottolinea che i lavoratori “elargiscono sorrisi non per abitudine, ma per una precisa scelta etica: quella di non far pesare sul malato il peso di una struttura che cade a pezzi”.

L’appello alle istituzioni

Il racconto si chiude con una richiesta forte e diretta alla politica regionale e nazionale: “Curare il cancro richiede macchinari e farmaci, ma la guarigione passa anche attraverso la dignità dei luoghi” conclude la lettera.

L’auspicio è che chi governa comprenda che ammodernare i reparti significa permettere ai medici di lavorare al meglio, senza ostacoli logistici.

“Crotone ha già i suoi eroi in camice bianco; ora è il momento che le istituzioni offrano loro, e soprattutto ai pazienti, un ospedale che sia all’altezza della loro umanità”.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.