A Marano Marchesato, tra l’angolo di via Tintoretto e via Gasparoni, il profilo del paesaggio sta per cambiare radicalmente. Un’antenna 5G alta 35 metri sta per essere innalzata a pochissima distanza dalle finestre dei residenti, trasformando un’area residenziale curata in un cantiere tecnologico permanente. Il Comitato cittadini di Marano Marchesato denuncia come questo gigante di acciaio stia sorgendo nel silenzio delle istituzioni, proprio mentre il Comune si trova in una fase di commissariamento in attesa delle prossime elezioni. I residenti si sentono accerchiati da un’infrastruttura che definiscono come un vero e proprio mostro, installato a loro dire senza alcuna trasparenza o confronto preventivo con chi abita il territorio.

Sicurezza e suolo fragile
La preoccupazione non riguarda solo l’estetica, ma tocca la stabilità stessa del terreno. Il sito scelto per l’installazione ricade infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di assetto idrogeologico, zone classificate a rischio medio ed elevato.
Dal Comitato fanno sapere che “non si può derubricare a mera pratica amministrativa un intervento che incide così pesantemente sulla sicurezza territoriale”.
La natura del suolo e la vicinanza estrema alle abitazioni imporrebbero una prudenza che, secondo i cittadini, è stata totalmente ignorata dagli organi preposti. Il timore è che l’opera possa compromettere l’equilibrio di un’area già fragile.
Il valore e paesaggio
Oltre ai rischi per l’incolumità, si solleva il tema del deprezzamento degli immobili. La presenza di una torre così imponente e le preoccupazioni legate alle emissioni rischiano di far crollare il valore di mercato delle case.
Sebbene i cittadini riconoscano la digitalizzazione come un progresso inevitabile, ribadiscono che questa non debba tradursi in uno scempio architettonico che deturpa il paesaggio residenziale.

L’appello alla Regione
Senza un interlocutore politico locale forte a causa del commissariamento, il Comitato ha rivolto un appello urgente alla Giunta regionale della Calabria e alla Protezione civile.
La richiesta è l’apertura di un tavolo con la società Inwit per valutare siti alternativi già proposti in passato. Si invoca inoltre l’applicazione della Legge regionale 44 del 2023 per minimizzare le esposizioni, ricordando che “l’ascolto dei territori non è un intralcio, ma un obbligo democratico”.




























